I leader africani ed europei riuniti alla Valletta, l’11 novembre 2015. (Antonio Calanni, Ap/Ansa)

Il vertice di Malta sull’immigrazione darà risultati limitati e parziali

I leader africani ed europei riuniti alla Valletta, l’11 novembre 2015. (Antonio Calanni, Ap/Ansa)
12 novembre 2015 09:36

A Malta, l’Europa incontra l’Africa. Questo vertice nasce dall’iniziativa presa di comune accordo dalla Francia e dalla Germania la scorsa primavera dopo un drammatico naufragio di migranti africani salpati dalla Libia. All’epoca l’intenzione era quella di gettare le basi per una maggiore cooperazione tra i due continenti affinché l’Africa frenasse la partenza dei migranti spinti dalla miseria, ricevendo in cambio l’aiuto dell’Europa per aumentare l’occupazione.

Due problemi legati

In poche parole si trattava di affrontare le cause di una migrazione di massa che rappresenta un problema per l’Europa ma soprattutto per l’Africa, da dove partono i più audaci, i più determinati e spesso i più istruiti tra i suoi giovani. Le premesse erano buone, ma nel frattempo i profughi siriani hanno preso il sopravvento sui migranti africani, e ora gli europei sono alle prese con due problemi diversi ma legati dalla loro concomitanza.

La trattativa sarà difficile perché gli europei sono divisi, gli africani inquieti e la Turchia imperscrutabile

Stamattina gli europei parleranno di Africa con gli africani, mentre nel pomeriggio si consulteranno tra loro sulla Siria, o più precisamente sulla Turchia, intenzionati a definire una posizione comune nei confronti del paese da dove parte la maggioranza dei profughi siriani e con cui bisogna trovare un modo di incanalare questo nuovo flusso.

Limitato e parziale, questo vertice produrrà senz’altro alcuni risultati, ma al contempo la trattativa sarà molto difficile perché gli europei sono divisi, gli africani inquieti e la Turchia ancora imperscrutabile dopo le ultime elezioni.

Gli europei sono divisi tra chi non vuole accogliere altri profughi (una minoranza) e quelli che vogliono farlo per spirito di compassione e soprattutto perché sanno che niente farà indietreggiare queste famiglie dal tentativo di sfuggire alla morte e che la scelta è sostanzialmente tra l’accoglienza disordinata e quella organizzata. A questa frattura si aggiungono i provvedimenti presi dai diversi paesi: filo spinato, controlli alle frontiere, dispersione territoriale e costruzione di tendopoli.

In questo senso, più che la divisione, in Europa regna la confusione. Parallelamente gli africani temono, non senza ragione, di pagare il prezzo del dramma siriano con la riduzione del numero di visti concessi ai loro studenti e imprenditori che vorrebbero entrare legalmente in Europa per un breve periodo. L’Africa vorrebbe accettare il grande accordo offerto dall’Europa, ma per il momento vuole soprattutto garanzie sul mantenimento dei suoi scambi con l’Unione.

Quanto ai turchi, non sappiamo cosa saranno disposti a fare e a quale prezzo, anche perché, dopo che l’Unione gli ha sbattuto in faccia la porta non sono certo propensi a venire in suo soccorso. Ankara vuole contropartite politiche importanti, e su queste contropartite l’Europa è lontana dal trovare un accordo.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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