Migranti soccorsi dalla guardia costiera italiana al largo delle coste libiche, il 5 ottobre 2016.

I profughi fuggono dall’orrore che noi ci ostiniamo a ignorare

Migranti soccorsi dalla guardia costiera italiana al largo delle coste libiche, il 5 ottobre 2016.
27 ottobre 2016 09:33

Noi non vogliamo più vedere le immagini dell’orrore quotidiano che vivono i profughi tentando di raggiungere le coste europee, ma il 26 ottobre l’Onu ha riassunto il loro dramma in un numero.

Tremilaottocento uomini, donne e bambini sono morti annegati nel Mediterraneo da gennaio, un numero di vittime che ha già superato quello complessivo del 2015. Noi europei, alle prese con tutt’altro genere di difficoltà – dalla crescita lenta alla disoccupazione in aumento all’inquietudine che ne deriva – ci dimentichiamo che vicino a noi, al largo delle nostre spiagge, altre persone come noi muoiono ogni giorno dopo sofferenze indicibili.

Queste persone muoiono perché dittature ridicole o la follia sanguinaria del gruppo Stato islamico non gli lasciano altra scelta se non quella di una fuga disperata. Muoiono perché trafficanti senza scrupoli li trasportano a peso d’oro su barconi che si ribaltano al primo soffio di vento. Muoiono perché abbiamo così tanta paura di loro che preferiamo vederli morire in mare piuttosto che organizzarci per accoglierli.

Schiacciato dalla vergogna
Queste persone scappano da tutto ciò che noi condanniamo, dittature e fanatismi religiosi. Vedono in noi un’oasi di pace e diritto, il vertice di civiltà di cui ci vantiamo fieramente. Ma noi abbiamo paura di loro, come se incarnassero l’orrore da cui fuggono e non fossero fratelli che credono negli stessi valori che noi rappresentiamo ai loro occhi.

Non so voi, ma io mi vergogno, sono schiacciato dalla vergogna per quello che sta accadendo, per questi 3.800 morti in meno di dieci mesi, morti davanti a noi, su quel mare che è il nostro mare comune e fa rima con vacanze, sole e felicità.

Potremmo accoglierli ma non lo facciamo perché persone senza vergogna ci invitano a difendere ‘le radici cristiane dell’Europa’

Qualcuno dice che non possiamo accogliere tutta la miseria del mondo. È vero, ma sul serio non possiamo aprire le porte a qualche centinaio di migliaia di persone, a due-tre milioni di persone in tutta l’Unione europea, dove vivono quasi cinquecento milioni di individui?

La verità è che potremmo farlo, e presto ne trarremmo un grande vantaggio. Potremmo ospitarli più di quanto fanno già il Libano, la Giordania o la Turchia, ma non vogliamo farlo perché uomini senza vergogna gridano al lupo invitandoci a difendere “le radici cristiane dell’Europa”, per usare le parole di Orbán in Ungheria.

Davvero? Come si può difendere il cristianesimo dimenticando il suo primo insegnamento, “amerai il prossimo tuo come te stesso”? Come si può difendere il cristianesimo ignorando gli appelli di papa Francesco, che ha invitato ogni parrocchia ad accogliere una famiglia di profughi? Come si può essere fedeli a Cristo e non trovare un posto per chi rischia la morte?

Non so cosa rispondere, ma so che voglio fare un applauso al presidente del consiglio italiano Matteo Renzi, che il 26 ottobre ha detto che il suo paese non voterà il prossimo bilancio dell’Unione se paesi che ne traggono un grande beneficio continueranno a opporre il filo spinato alle persone in fuga dall’orrore.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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