Il miliardario Wang Jianlin è il simbolo dell’intreccio tra affari e potere in Cina

13 maggio 2015 11:57
Wang Jianlin, al centro, con il presidente dell’Atletico Madrid a Pechino, il 21 gennaio 2015. (Jason Lee, Reuters/Contrasto)

“Vicini al governo, lontani dalla politica”, dice Wang Jianlin, l’uomo a capo dell’impero Wanda, il gigante che opera in diversi settori a livello mondiale, dall’edilizia al turismo, agli hotel di lusso e all’intrattenimento. Con un patrimonio superiore a 38 miliardi di dollari, Wang è in cima all’ultima classifica dei Paperoni d’oriente e la sua storia è forse una delle più interessanti per comprendere i complessi legami tra affari e politica nell’ex impero di mezzo.

Wang è diventato imprenditore grazie al suo passato nell’esercito di liberazione del popolo e si è arricchito facendo affari nel settore immobiliare in un paese dove il terreno è di proprietà dello stato. Nel 2012 dall’immobiliare si è spostato all’intrattenimento comprando l’Amc entertainment holdings, il più grande gestore mondiale di sale cinematografiche (e recentemente ha anche comprato il 20 per cento dell’Atletico Madrid). Una strategia economica che corre parallela a quella della politica del governo, dal 2011 sempre più attento a estendere l’influenza culturale della Cina all’estero.

Figlio di uno dei primissimi comunisti che seguirono Mao durante la lunga marcia,Wang Jianlin, che oggi ha sessant’anni, è il primo di cinque fratelli. Aveva seguito le orme del padre nella carriera militare poi, nel 1988, era stato trasferito in un’azienda statale di costruzioni. Wang l’ha salvata dal fallimento e ne ha gestito la privatizzazione.

Dieci anni dopo, nel 1992, l’azienda era una delle prime società per azioni di tutta la Cina e Wang Jianlin il suo azionista di maggioranza. Tra il 2007 e il 2011 alcuni nomi importanti si aggiunsero alle file dei (pochi) azionisti di Wanda. Tra loro la sorella maggiore del presidente Xi Jinping, la figlia di Wen Jiabao (che allora era il primo ministro) e i parenti di due esponenti importanti del Politburo. Nel marzo del 2008, Wang Jianlin era uno dei tre miliardari scelti per “rappresentare il popolo” nella più importante istituzione cinese con funzioni consultive, il comitato permanente della conferenza politica consultiva del popolo cinese.

Come dimostra una recente inchiesta del New York Times, è in quegli anni che la Wanda si concentra sul settore dell’intrattenimento e le sue azioni salgono alle stelle. Non c’è alcuna prova di rapporti illeciti tra Wang e i familiari dei politici cinesi più potenti della scorsa decade, ma sicuramente ci sono stati vantaggi da entrambe le parti. Nel 2013, qualche mese dopo la consacrazione di Xi Jinping alla guida della Cina, la sorella del presidente ha trasferito le sue quote in Wanda a un suo socio. L’investimento iniziale di 28,6 milioni di dollari ormai ne valeva 240.

C’è un proverbio cinese che recita: “Quando un uomo conquista il potere, i suoi polli e suoi cani conquistano il paradiso”. Tanto più nella Repubblica popolare cinese, dove le più alte gerarchie del partito coincidono con le più alte cariche dello stato che a loro volta decidono appalti e organigrammi delle imprese pubbliche. Nel 2012, un’altra inchiesta del New York Times, poi premiata con il Pulitzer aveva dimostrato come la famiglia del premier allora in carica, Wen Jiabao, avesse accumulato un patrimonio di 2,7 miliardi di dollari nei dieci anni in cui Wen era stato al potere. Qualche mese dopo, Bloomberg fece la stessa operazione con la famiglia di Xi Jinping, che di lì a poco sarebbe diventato il presidente della repubblica. Lo stesso team di giornalisti, guidato da Michael Forsythe, stava preparando anche una storia sui legami tra Wang Jianlin e alcuni esponenti del politburo che però non fu mai pubblicata. Forsythe, che oggi lavora al New York Times e ha firmato l’inchiesta su Wang, fu sospeso e all’epoca si parlò della vicenda come della capitolazione di Bloomberg di fronte al Partito comunista cinese.

Ovviamente nessuno dei dettagli messi in luce nell’ultima inchiesta del quotidiano statunitense è stato riportato o discusso dai mezzi d’informazione cinesi. È evidente che se trapelassero metterebbero in seria difficoltà il presidente che ha fatto della lotta alla corruzione una delle sue bandiere. Qualche giorno dopo l’uscita dell’inchiesta su Wang e gli intrecci tra affari e politica, Xi Jinping ha lanciato una sperimentazione a Shanghai che potrebbe presto essere estesa al resto del paese: i parenti stretti dei funzionari pubblici locali non potranno gestire aziende private. Ma apprezzare gli sforzi propagandistici del presidente è sempre più difficile. “Vigilate sulle vostre mogli, sui figli, i parenti e i collaboratori”, pare che abbia detto Xi Jinping già nel 2004, molto prima di diventare presidente, “e giurate di non usare il potere per tornaconto personale”. Stando all’ultima inchiesta di Forsythe, non l’ha preso sul serio nemmeno sua sorella.

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