L’esame da incubo degli studenti cinesi

13 giugno 2015 15:45
Studenti fuori della scuola dopo aver sostenuto la prima sessione dell’esame di maturità, a Changsha, nella provincia cinese dello Hunan, il 7 giugno 2014.

Prendere un taxi nei giorni del gaokao, l’esame di maturità cinese, dà l’idea dell’importanza di questo rito di passaggio. Il 7 e l’8 giugno Didi Dache, l’applicazione che permette di prenotare un taxi dal proprio smartphone, avvertiva: se sei uno studente che sta per affrontare il gaokao, comunicacelo e avrai la precedenza. La sera prima dell’esame, la polizia ha pattugliato i vicoli della movida di Pechino, chiedendo di fare silenzio per “chi si prepara al grande giorno”.

Sono 9,42 milioni gli studenti cinesi che la scorsa settimana hanno affrontato la prova decisiva per il loro futuro. Il punteggio ottenuto al gaokao, infatti, determina l’università alla quale si potrà accedere. E di conseguenza il lavoro, lo stipendio e lo stile di vita che ci si potrà permettere. O almeno così pensano i genitori, che continuano a investire tutti i loro risparmi nell’istruzione dei figli.

La pressione sociale sui giovani cinesi è altissima, e comincia dalle scuole elementari. Per gli studenti è un incubo. Una volta un docente dell’università Tsinghua di Pechino, una delle più prestigiose del paese, ha chiesto ai suoi studenti chi di loro ricordasse di aver avuto cinque minuti di tempo libero dall’inizio del suo percorso scolastico. Su 400 studenti, racconta il professore al Wall Street Journal, nessuno ha alzato la mano. Ma, come spesso accade, gli sforzi richiesti non sono uguali per tutti.

Nell’ex impero di mezzo ci sono famiglie che hanno potuto pagare corsi integrativi e di recupero, e altre per cui avere due braccia in meno al lavoro è stato un sacrificio per tutto il percorso scolastico. Se si vuole entrare in un’università prestigiosa, poi, il punteggio ottenuto in una scuola sperduta nella Cina centrale non vale quanto quello ottenuto in una scuola di Shanghai. Inoltre alcuni atenei richiedono punteggi più alti per gli studenti nati nelle zone rurali o per le ragazze.

Purtroppo però la cosiddetta “ciotola di riso di ferro”, il posto fisso dopo la laurea, non è più garantita. Dal 2013 i neolaureati si sono dovuti scontrare con “il peggior mercato del lavoro di sempre”. Il 20 per cento dei laureati dell’anno precedente, infatti, non aveva trovato lavoro. Quest’anno è prevista la cifra record di 7,49 milioni di neolaureati, che usciranno dalle università pieni di speranze. Come risponde la politica?

Lo scorso marzo, nel discorso che tradizionalmente descrive la situazione economica del paese e annuncia gli obiettivi del governo per l’anno successivo, tra un dato e l’altro il premier Li Keqiang ha incoraggiato gli studenti universitari a mettersi in proprio, assicurando che “il governo aiuterà le start up” . Nella fase della “nuova normalità” bisognerà ingegnarsi, perché niente è più garantito. Ma la maggior parte degli studenti e dei genitori sembra non averlo ancora capito.

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