19 maggio 2011 00:00

In tutti i paesi del mondo il fatto che qualcuno venga ammanettato è giustificato per due ragioni: impedirne la fuga, ovviamente, e impedirgli di tentare il suicidio per sfuggire alla giustizia.

In alcuni paesi, per esempio in Francia, la legge vieta di mostrare e fotografare qualcuno in manette a meno che non sia stato già condannato. Forse per questo la foto di Dominique Strauss-Kahn ammanettato, circondato da poliziotti che lo scortano fuori dal commissariato dove è appena stato interrogato, ha fatto più delle altre il giro del mondo.

Il direttore del Fondo monetario internazionale (Fmi) ha dovuto difendersi dall’accusa di violenza sessuale ai danni di una cameriera dell’hotel di Manhattan, dove alloggiava. Questa foto, molto probabilmente, sarà ricordata come l’immagine della caduta del direttore dell’Fmi che, secondo i sondaggi, era anche uno dei favoriti per le elezioni presidenziali francesi del 2012. I giudici statunitensi non si sono ancora pronunciati, a parte una proroga della carcerazione preventiva. Ma ormai la foto ha fatto il suo effetto e la popolarità di Strauss-Kahn è in caduta libera.

È l’occasione per domandarsi se sia giusto fotografare le persone in manette, prima che siano giudicate colpevoli. Per salvaguardare la loro dignità, ma anche per lasciare che i magistrati facciano serenamente il loro lavoro senza subire le pressioni di chi, in una persona ammanettata, vede solo un colpevole.

Internazionale, numero 898, 20 maggio 2011