Originali e copie

24 luglio 2013 16:00

Da quando la posta elettronica ha soppiantato quella ordinaria non si spediscono più molte cartoline. Non solo in occasione delle vacanze, ma anche di compleanni, matrimoni, battesimi e altri pretesti, la cartolina era un’occasione di mandare un messaggio a parenti e amici, di far sentire la nostra presenza.

Perciò, quando in una piccola città del sudovest della Francia ci troviamo di fronte a un vasto assortimento di questi rettangoli di cartone, ci ritroviamo a guardarli come oggetti di antichità, quasi dei pezzi da collezione, come delle deliziose stranezze. Il problema è che ce ne sono di due tipi. Sullo stesso espositore girevole, anche se non mescolate, se ne trovano alcune antiche, in bianco e nero, in alcuni casi ancora colorate a mano, magari direttamente su carta fotografica, e altre, più moderne, con le stesse illustrazioni, per assurdo più pulite e nette, ma che evidentemente sono solo delle copie.

La faccenda si complica quando notiamo che quelle antiche, molto probabilmente un avanzo di magazzino del commerciante, costano meno di quelle moderne stampate per alimentare lo shopping dei turisti.

La cosa può sorprendere oppure no. Ma se le riproduzioni costano più dell’originale, da un punto di vista squisitamente commerciale si pone una questione molto attuale: al giorno d’oggi cosa è diventato un originale?

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Claudia Grisanti
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