Cosa ne pensi della moda dei locali vietati ai bambini che si sta diffondendo ultimamente?–Francesco

Circa vent’anni fa ero in fila davanti a un locale gay con un’amica e, quando siamo arrivati alla porta, un ragazzino sotto effetto di droghe mi ha urlato: “Ma ancora che ve presentate con le donne! Ma nun l’avete capito che qui nun ce le volemo!”.

Provando serio imbarazzo per quel tipo, ci siamo voltati e ce ne siamo andati. Il mondo si era appena sbarazzato dell’apartheid in Sudafrica ed è stato inquietante ritrovarselo a Testaccio. Che siano donne o bambini, non mi piacciono i locali che fanno le liste degli esclusi, perché ho sempre paura che il prossimo a finirci potrei essere io. Inoltre esistono modi più sottili per selezionare la clientela: riempire un locale di spigoli di cristallo e sculture traballanti può essere un ottimo deterrente, perché nessuno ha voglia di rincorrere un bambino urlante in un ristorante che sembra un museo.

E poi secondo me un ristoratore davvero interessato a fare soldi dovrebbe giocarsi la carta opposta. I genitori sono tanti e tutti alla costante ricerca di un posto dove mangiare un boccone in santa pace. Fornire tovagliette di carta e pennarelli, quattro giochi buttati in un angolo o una lavagna di Ikea è il miglior modo di avere un locale sempre pieno. Finché a qualcuno non verrà la brillante idea di fare un ristorante per genitori gay. E allora saremo di nuovo al punto di partenza.

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