La fretta rischiosa di Matteo Renzi

20 gennaio 2014 10:58

Matteo Renzi ha fretta. Fretta di concludere un accordo per la riforma elettorale in modo da poter tornare presto alle urne, al massimo tra un anno, potendo presentarsi poi come l’uomo del fare e del cambiamento.

È con questo scopo che ha accettato di incontrare Silvio Berlusconi. I suoi critici parlano di “errore etico”. Il sindaco di Firenze ribatte che non ha lezioni da prendere da parte di chi ha governato con il Cavaliere. Non ha tutti torti. Tra l’altro, in politica si deve ogni tanto mettere le mani nel fango. L’ultrapragmatico Edouard Herriot, storico sindaco di Lione e figura di spicco del partito radicale francese, diceva che “la politica è come il sanguinaccio, deve puzzare di merda”, anche se aggiungeva: “ma non troppo”.

Può dispiacere, ma l’argomento etico secondo cui non si dovrebbe più parlare con Berlusconi perché è stato condannato non regge più. Sono in effetti anni che, prendendo atto della forza politica del leader della destra, la sinistra si è rassegnata (per alcuni, si è ingegnata) a dialogare con lui malgrado i suoi problemi con la giustizia e il suo conflitto d’interesse. Utilizzare ora questo argomento è strumentale.

No, l’errore di Matteo Renzi non è tanto etico. È un errore politico e potrebbe rivelarsi madornale.

Il vero grande merito del governo Letta, oltre aver rassicurato l’Europa e i mercati, è aver permesso l’uscita di scena di Silvio Berlusconi e aver offerto all’Italia la possibilità di voltare pagina dopo vent’anni di onnipresenza del Cavaliere. Grazie al governo delle larghe intese, la magistratura ha potuto emettere la sua sentenza di condanna definitiva senza provocare sconquassi o una sorta di guerra civile nel paese. Sostenere - come ha fatto Silvio Berlusconi il giorno della sua decadenza da senatore - che la sentenza era un golpe dei comunisti era difficile da prendere sul serio anche per il suo popolo, quando l’attuale maggioranza si regge sul sostegno di politici come Alfano e Cicchitto.

Che ne sarebbe stato del paese se a mettere fuori dal parlamento il capo dell’opposizione fosse stata una maggioranza di sinistra, da sola o con il Movimento 5 stelle? La messa fuori campo in dolcezza di Silvio Berlusconi è stata invece un capolavoro, in un paese che da vent’anni è ossessionato dal Cavaliere.

Ma all’improvviso Matteo Renzi lo riabilita. Ridà a Silvio Berlusconi una statura di interlocutore politico con cui ridiscutere le regole. La strategia personale del segretario del Pd è legittima ed è sostenuta da una gran parte della popolazione che vede in lui l’ultima chance di riformare un paese bloccato. Ma è una strategia molto rischiosa. Per due motivi.

Il primo è che, sulla carta, la situazione per il Pd non è mai stata così favorevole. È ormai largamente l’azionista di riferimento nella maggioranza, con degli alleati centristi e del centrodestra moderato. È quasi lo schema che sognava Pierluigi Bersani alla vigilia delle elezioni del 2013: Pd largamente dominante in una maggioranza di coalizione, con Berlusconi e M5s entrambi fuori. La situazione è quasi più semplice di quella dell’Unione di Prodi nel 2006. In teoria, il Pd potrebbe così imporre gran parte del suo programma a un governo accusato di presentare finora un bilancio magrissimo.

Basterebbe evidenziare le sue priorità economiche, sociali, civili. Invece, il nuovo segretario del Pd punta prima di tutto alla riforma elettorale. Perché sa che se vuole sfruttare il suo stato di grazia deve tornare a breve alle urne, mentre Enrico Letta ha, al contrario, tutto l’interesse a ritardare il cambiamento della legge elettorale, che quasi automaticamente aprirebbe la strada delle elezioni e quindi la caduta del suo governo.

Il secondo punto è che Silvio Berlusconi sarà di nuovo in campo. Fresco della sua nuova veste di statista, potrà tranquillamente condurre le sue battaglie politiche. Sarà difficile, se non impossibile, impedirgli di tenere comizi e di partecipare pienamente al dibattito pubblico nonostante la sua condanna. Se si deve parlare con Berlusconi per riscrivere le regole perché è stato scelto come leader dal suo schieramento, come limitarlo, sulla base di questo principio, nella sua attività politica?

Si potrebbe anche immaginare che il prossimo incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sarà a casa del Cavaliere, perché lui sarà agli arresti domiciliari. Comunque, se la riforma elettorale va avanti, Silvio Berlusconi avrà ottenuto due successi: essere stato rimesso in gioco e poter seriamente sperare nelle elezioni anticipate che chiedeva invano da mesi. Un exploit.

Nel corso degli ultimi anni, ci sono due elementi che hanno sistematicamente alimentato la sfiducia all’estero nei confronti dell’Italia: l’instabilità politica e Silvio Berlusconi. La fretta di Matteo Renzi rischia di riportare in vita l’uno e l’altro.

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