Frank Zappa e il senso della vita

03 dicembre 2013 14:16

Scrivo questi articoli per Internazionale con uno specifico scopo: mostrare che tutto può essere visto in chiave ecologico-evoluzionistica, semplicemente perché siamo una specie animale: il prodotto dell’evoluzione all’interno di un sistema ecologico. Tutto può essere ricondotto a questa matrice, il resto sono sovrastrutture. So che questo fa innervosire molti lettori con visioni diverse dalla mia, e questo mi diverte molto (non c’è gusto se qualcuno non protesta).

Che c’entra questo con Frank Zappa? Bè, questo paradigma (tutto può essere ricondotto a ecologia ed evoluzione) vale anche per Frank Zappa. Non esiste argomento al mondo (o quasi) che Frank Zappa non abbia trattato nei suoi testi, e non esiste genere musicale che Zappa non abbia considerato e praticato, avendone poi creato uno proprio.

Non pretendo che siate d’accordo, però per me è così. Le canzoni e i testi poetici al novanta per cento parlano d’amore. Oppure sono proteste contro le ingiustizie. Zappa ha scritto canzoni sulla bromidrosi, sul filo interdentale e sulla pipì dei cani da slitta, sulla religione (ovviamente) e sulle meduse, sulle suore e sui preti, su come si va in bagno in Francia, sulla tortura, gli alieni, i patiti del ballo, i cocainomani, gli omosessuali di ogni sesso, le ragazze ebree e cattoliche, su Nixon e su Bush, ma anche su Al e Tipper Gore (con Tipper che canta canzoni oscene), sui bar per persone sole e sui neri che vorrebbero essere bianchi (come Michael Jackson), o sui complessi legati alle dimensioni del pene, sul diavolo e su dio, sulle tette e sulla birra, sul plancton e sui pesci, su pinguini ed echidne. Potrei andare avanti all’infinito, e metterci i suicidi mancati, i motel, o la fontana dell’amore. Questo nei pezzi con parole, ma la sua musica spazia dalle stupide canzoni d’amore alle partiture complessissime e difficilissime da eseguire, senza testi, con tutto quello che c’è in mezzo. Per esempio

G-Spot tornado.


Zappa ci regala due concetti essenziali: la grande nota e la continuità concettuale. La musica è una sola grande nota, e tutto quello che c’è è unito da una continuità che abbraccia tutto. Che poi è quel che io cerco di fare con ecologia ed evoluzione. Lui lo ha fatto con la musica. Notare la differenza: io cerco di fare, lui lo ha fatto. Non vorrei che pensaste che mi sono montato la testa.

Quando mi resi conto dell’esistenza di Zappa (prima mi piacevano i Beatles e gli Stones, e ho visto loro concerti), e da Grand wazoo andai indietro fino a Freak out per poi continuare fino a oggi, mi dissi: ma questo signore è l’incarnazione di come io vedo il mondo, e lo formalizza in modo tale da farmi diventare chiaro quel che penso e che mi piace. Ogni volta mi sorprende e mi dice cose nuove che, però, sono già mie.

La musica orecchiabile è “nostra” perché ci rassicura. Ogni nota è seguita da un’altra nota molto prevedibile. Sappiamo già quel che succederà, e puntualmente arriva. Ho letto da qualche parte che in Zombie woof (una canzone sugli zombies, è logico) ci sono 39 cambiamenti di tempo. Spesso gli strumenti suonano con tempi differenti. Però senti questa roba e… ti piace. Almeno piace a me. E so che c’è un certo numero di fanatici, là fuori, che condivide questa sensazione. Colgo l’occasione per salutarli.

E così, taaaaanti anni fa, nel 1983, mentre lavoravo al Bodega Marine Laboratory dell’University of California, a Berkeley, decisi di scrivere a Frank Zappa. Avevo trovato diverse specie di meduse ancora sconosciute e dovevo dar loro un nome. Gli scrissi che avrei voluto dare il suo nome a una di queste piccole creature. Rispose che niente gli sarebbe piaciuto di più al mondo che avere una medusa col suo nome. Ovviamente.

Lo andai a trovare a casa sua, a Los Angeles, e diventammo amici. Ci siamo incontrati molte volte, sia in Europa sia a casa sua, e mi ha dedicato il suo ultimo concerto, nel giugno del 1988, a Genova, e da quello ha poi pubblicato una canzone. Si intitola Lonesome cowboy Nando. Nando sarei io.

(Lo studio di Frank Zappa a Los Angeles, nel 1989. Sulla sinistra, un disegno della medusa Phialella zappai. Foto di Ferdinando Boero)

Frank Zappa è morto vent’anni fa, il 4 dicembre 1993. Sua moglie Gail, e i figli, continuano a scavare nel materiale immenso che Frank ha accumulato nel deposito accluso alla sua sala di registrazione. Continuano a pubblicare nuova musica ancora inascoltata e, musicalmente, Frank Zappa si rifiuta di morire. Il suo nome vive ancora, come fece dire a Ray White riguardo al bandito del clistere dell’Illinois, e resterà per sempre nella storia della musica. E non solo.

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