Il premier greco Tsipras punta a un accordo con i creditori internazionali entro il 9 maggio

Il premier ha ridisegnato il team dei negoziatori, relegando a un ruolo minore il ministro delle finanze Yanis Varoufakis. Pronto un decreto sulle riforme

Perché tutti vogliono scaricare Yanis Varoufakis

28 aprile 2015 11:41
Il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis ad Atene, il 4 marzo 2015.

“Un incompetente, un perditempo e un giocatore d’azzardo”. Sono queste le parole usate per descrivere il ministro delle finanze greco dopo l’incontro di Riga del 24 aprile, durante il quale ancora una volta la Grecia e l’Eurogruppo si sono separati senza accordo.

Molto duri con Yanis Varoufakis sono stati sia il commissario dell’Unione europea agli affari economici, Pierre Moscovici, sia Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo, irritati dal suo rifiuto a mettere mano a una lista di riforme ritenute prioritarie.

Le richieste in questione sono essenzialmente quattro: la riforma del mercato del lavoro, la riforma delle pensioni, l’introduzione di nuove imposte sui consumi e la rimozione della moratoria sulla confisca della prima casa a chi non riesce a pagare il mutuo. Varoufakis in una recente intervista all’Huffington Post ha dichiarato che, posto di fronte alla scelta se pagare i salari e le pensioni oppure liquidare i creditori, ha privilegiato i primi, anticipando di fatto l’impasse di Riga.

L’ulteriore no all’ultimatum europeo, infatti, snerva, irrita, esaspera. “L’idea che un paese piccolo abbia l’ardire di mettere in discussione le politiche di austerity non può essere accettata”, ha scritto l’economista Andrea Fumagalli: “Piuttosto, si può chiudere un occhio su chi trasgredisce i vincoli di budget ma si impegna comunque a rispettarli nel nome della filosofia dominante”.

L’ostinazione greca però non arriva in un contesto semplice. Mentre si chiudeva la peggiore settimana per i titoli greci dalla vittoria elettorale di Syriza, Obama e il segretario al tesoro Jack Lew hanno sollecitato il governo greco a trovare un accordo e assecondare i creditori.

E anche se c’è chi ripete che la Grecia potrebbe cercare complici a est, l’intervento recente dell’Antitrust europeo contro Gazprom intendeva esattamente minare un eventuale accordo tra la Grecia e la Russia.

Il risultato è una Grecia prossima al default, in cui l’isolamento è sempre più evidente e le relazioni di forza sempre più avverse.

Se ieri il rimpasto dei negoziatori è apparso come un commissariamento di Varoufakis, la sua estromissione potrebbe essere la moneta di scambio per un accordo tra Syriza e l’Eurogruppo? Difficile trovare un’obiezione a chi lo sostiene.

In una lunga intervista con Nikos Chatzinikolau, ieri sera il premier Alexis Tsipras ha ribadito la sua fiducia a Varoufakis definendolo “un grande asset” per il governo greco; e ha poi ribadito che la Grecia troverà un accordo, in quello che era evidentemente un tentativo di rassicurare sulla stabilità economico-politica del governo.

Nonostante queste rassicurazioni, non ci si può non chiedere quanto a lungo il governo greco potrà reggere a tutte queste pressioni. Anche se la domanda inaggirabile è se sia veramente la Grecia quella prossima alla bancarotta. O se non si nasconda realmente altrove la bancarotta morale d’Europa.

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