Trent’anni fa la coreografa belga Anne Teresa De Keersmaeker, allora ventitreenne, creava la sua compagnia, Rosas. Il primo spettacolo, Rosas danst Rosas, non ha preso una ruga. Quattro ballerine, quattro parti, silenzi alternati a musiche minimaliste, movimenti ripetuti con inflessibile precisione, meccanici e al tempo stesso vitali, corpi che si dispiegano millimetrici lungo diagonali e dentro invisibili cornici, e ricominciano, ricominciano (di quella prima creazione si trovano solo alcune [foto][1]). Uno spettacolo così potente e originale che nel 2011 Beyoncé non ha resistito alla tentazione di riprodurre movimenti, costumi e atmosfere nel suo video “Countdown”, ricco di riferimenti anche ad Achterland, un’altra creazione di Anne Teresa De Keersmaeker. Quest’ultima, pur riconoscendo a Beyoncé “un ottimo gusto”, si è detta “estremamente sorpresa” dal video. Mettetevi al suo posto:

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In un primo momento aveva pensato di ricorrere alle vie legali, poi, forse per non sprecare tempo, soldi ed energie su un terreno giuridicamente insidioso come quello del plagio, ha lasciato perdere. In un comunicato pubblicato subito dopo aver scoperto di essere un’inconsapevole quanto indispensabile fonte d’ispirazione per Beyoncé, De Keersmaeker scriveva: “Negli anni ottanta Rosas danst Rosas è stato visto come un’affermazione del potere della donna, una presa di posizione femminile sull’espressione della sessualità. Mi è stato chiesto spesso se fossi femminista. Ora che vedo Beyoncé interpretarlo, lo trovo piacevole ma senza mordente. È seducente, ma lo spirito è quello dell’intrattenimento e del consumismo”.

In quello stesso comunicato, De Keersmaeker evocava “un video di YouTube in cui si vedono delle liceali fiamminghe ballare Rosas danst Rosas sulle note di ‘Like a virgin’ di Madonna”, video che definiva “toccante” ([eccolo][2], purtroppo la qualità lascia a desiderare). Chissà se è pensando a quelle quattro ragazze che De Keersmaeker, per i trent’anni del suo spettacolo, ha lanciato [Re:Rosas!][3], una sorta di mini-corso online che permetterà a chiunque si armi di una sedia e di parecchia disciplina di interpretare il secondo movimento (noto appunto come la “chair section”). Non saremo tutti flessuosi come Beyoncé, ma almeno il risultato sarà un’opera collettiva e non un ingeneroso scopiazzamento.

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Uno dei primi contributi arriva da Istanbul. Domenica scorsa ad Abbasaga Park si è svolto un “laboratorio informale su Rosas danst Rosas”: “Il governo turco può occupare un parco, gli attivisti e gli artisti turchi occupano tutti gli altri!”, spiega il video. Corpi che occupano uno spazio uniti da un moto e da un ritmo: un reciproco omaggio tra lo spirito di Occupy Gezi e quello di Anne Teresa De Keersmaeker.

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Francesca Spinelli è giornalista e traduttrice. Vive a Bruxelles e collabora con Internazionale. Su Twitter: @ettaspin

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