24 novembre 2014 09:57

Un disastro. L’astensione degli elettori in Emilia-Romagna ha superato le più pessimistiche previsioni assestandosi al 37 per cento. Ha fatto crollare quel legame tradizionale che aveva retto per decenni tra gli elettori di sinistra e il “loro” partito. Ed è inutile che Matteo Renzi finga che il suo governo sia estraneo a questo risultato.

Certo, dopo la condanna dell’ex presidente Vasco Errani e con 41 su 50 consiglieri regionali indagati, molti elettori delusi e frustrati hanno preferito rimanere a casa. Ma il grado di astensionismo in Emilia-Romagna incute serie riflessioni sul futuro della democrazia, dato che il nuovo consiglio regionale è stato eletto da una nettissima minoranza.

Matteo Salvini ha portato la Lega a un vero trionfo, sfiorando il 20 per cento e staccando nettamente Forza Italia. I veri sconfitti di queste elezioni sono Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Berlusconi, praticamente assente in campagna elettorale, ora dovrà affrontare nuove beghe nel suo partito già molto frammentato. Non potrà rischiare future alleanze con un leader populista come Salvini dai toni antieuropeisti così esasperati. La sconfitta del Movimento 5 stelle invece renderà più virulenti i conflitti interni relativi alla linea isolazionista del movimento.

Non c’è dubbio che molti voti siano passati dall’M5s alla Lega - da un movimento di protesta giudicato poco efficace a un altro considerato più dinamico e convincente. Matteo Renzi gioisce della “vittoria del Pd nelle due regioni.” Ma non c’è dubbio che il forte astensionismo getti ombre pesanti anche sulla popolarità del premier. Perché in questo voto hanno avuto il loro peso anche lo stile renziano, i duri attacchi contro la Cgil e la permanente “perdita di orizzonte ideologico” del Partito democratico che divide i suoi elettori tradizionali. L’effetto Renzi c’è, pur se sarà difficile misurarlo. Anche se il suo partito ha vinto in Emilia-Romagna e Calabria, la strada del premier sarà tutta in salita.

E restano pesanti punti interrogativi anche sul futuro della democrazia stessa in un paese dove il disagio politico e l’instabilità dei partiti spingono l’astensionismo
sopra il 60 per cento.