14 gennaio 2011 14:59

Il momento di mettere fuori legge la sinistra in Israele è arrivato. Perché continuiamo a perder tempo? Che bisogno c’è di adottare tante leggi, con un iter legislativo complicato e spossante? A che servono tanti emendamenti? Facciamo una cosa semplicissima: dichiariamo illegale la sinistra nello stato di Israele.

Chiunque abbia idee di sinistra, si comporti da persona di sinistra, partecipi a manifestazioni di sinistra o tolleri la sinistra, finirà in galera. Costruiamo l’ennesima “struttura detentiva” per gli stranieri, ma stavolta per quelli che abbiamo dentro casa: gli israeliani di sinistra. Il provvedimento rispecchierebbe peraltro il clima ormai prevalente tra la maggioranza degli israeliani, dipingendo un quadro realistico della nostra democrazia.

Sì, perché nell’Israele del 2011 non è più lecito essere di sinistra. Condurre campagne per i diritti umani, opporsi all’occupazione o indagare sui crimini di guerra è diventato illegale. L’israeliano che fa cose del genere si copre di vergogna, mentre il colono che ruba le terre ai palestinesi è un sionista, il guerrafondaio di destra è un patriota, il rabbino che getta benzina sul fuoco è un capo spirituale, il razzista che espelle gli stranieri è un cittadino che rispetta le leggi.

Solo chi è di sinistra è un traditore. Il nazionalista ama Israele, mentre chi è di sinistra lo disprezza. L’uno non ha nulla di cui scusarsi, l’altro invece deve dimostrare che le voci e le congetture che girano sul suo conto sono false.

Nell’Israele del 2011 molte istituzioni partecipano a questa pericolosa fiera della delegittimazione.

La Knesset ha deciso di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta per indagare sulle attività di gruppi di sinistra “e sul contributo che danno alla campagna di delegittimazione contro Israele”. Una commissione di questo tipo farebbe arrossire perfino il senatore McCarthy.

Nuri el Okbi, cittadino beduino e militante per i diritti dei beduini, è stato mandato in prigione per gestione di attività commerciale senza licenza dal giudice Zecharia Yeminy. Il magistrato ha ammesso senza imbarazzo di avergli inflitto una pena più severa perché El Okbi difendeva i diritti della popolazione beduina, ormai dispersa per tutto il paese.

Jonathan Pollak, militante di Anarchici contro il muro e del movimento contro l’occupazione – una persona di cui qualsiasi società sana andrebbe fiera – è stato messo in galera perché percorreva una strada in bicicletta. L’ex parlamentare Mossi Raz, che durante una manifestazione di protesta per l’uccisione di una militante palestinese a Bil’in stava fermo sul marciapiede senza fare del male a nessuno, è stato percosso da un agente di polizia, ammanettato e arrestato.

Militanti del movimento per la pace vengono interrogati dagli agenti dell’intelligence e avvertiti preventivamente di non commettere infrazioni. Questo gruppo di medici è “di estrema sinistra”, quella fondazione con finalità sociali “disprezza Israele”, le donne che con dedizione vanno a sorvegliare ciò che succede ai checkpoint sono “traditrici”, e il tale centro d’informazione è considerato “complice del terrorismo”.

I coloni che lanciano spazzatura contro i soldati israeliani, e i loro amici che incendiano i campi dei palestinesi, non vengono processati, mentre Pollak viene spedito in galera. I soldati che hanno ucciso dei palestinesi che sventolavano bandiere bianche non sono ancora stati puniti, mentre chi ha svelato quegli episodi viene denunciato. A ciò si aggiunge una serie di leggi, che vanno dal giuramento di fedeltà allo stato ebraico alla cosiddetta legge sulla Naqba. Tutti questi elementi sommati insieme compongono un quadro inedito: la sinistra è nemica del popolo e nemica dello stato.

Ma quello che danneggia davvero l’immagine di Israele e la sua dignità internazionale sono gli sforzi del governo per consolidare ulteriormente l’occupazione. Ciò che fa danni sono le violenze dell’esercito israeliano e dei coloni, oltre che le iniziative razziste di parlamentari e rabbini israeliani. Una sola giornata dell’operazione Piombo fuso e una sola moschea incendiata hanno fatto di più per infangare il nome di Israele di tutte le rubriche e gli editoriali di critica messi insieme. Eppure nessuno chiede che si indaghi su quegli episodi. E quasi nessuno è stato processato.

Cosa resta della sinistra, l’unica forza che continua a difendere la dignità morale di Israele? Quei pochi che tengono accesa la fiamma vacillante dell’umanità sono imputati, giudicati e condannati dall’alleanza tra la polizia, il sistema giudiziario, la Knesset, lo Shin Bet, le forze armate e i propagandisti di destra. I veri colpevoli, invece, sono scagionati da ogni accusa. A semplificare il tutto basterebbe un’unica legge: ogni israeliano sappia che è vietato essere di sinistra.

È vietato credere in un Israele giusto, vietato combattere contro qualsiasi sua ingiustizia, vietato battersi per la sua anima. Eppure un piccolo dubbio riesce ancora a insinuarsi: tutti quelli che stanno facendo guerra alla sinistra israeliana vorrebbero davvero una “democrazia” senza la sinistra?

*Traduzione di Marina Astrologo.

Internazionale, numero 880, 14 gennaio 2011*