Rodriguez in sei canzoni

21 marzo 2014 18:01

Sixto Rodriguez al Montreux Jazz Festival, il 4 luglio 2013. (Valentin Flauraud, Reuters/Contrasto)

Il 21 e 22 marzo il cantautore statunitense Rodriguez arriva in Italia per due concerti: il primo al Teatro Manzoni di Bologna, il secondo all’Auditorium di Milano.

Quella di Díaz Rodríguez è una storia incredibile. Nato a Detroit nel 1942 e figlio di un immigrato messicano, il musicista ha pubblicato il suo primo album, Cold fact, nel 1970. Il secondo, Coming from reality, un anno dopo.

Tutti e due i dischi hanno venduto pochissimo e sono stati ignorati dalla stampa. Sixto ha deciso di abbandonare il mondo della musica ed è tornato a fare l’operaio. Negli anni ottanta si è anche candidato a sindaco di Detroit, ma non è stato eletto.In realtà, con il passare degli anni, la carriera musicale di Rodriguez ha avuto una svolta. Ma lui non lo sapeva.

In Sudafrica, Botswana, nell’attuale Zimbabwe, Nuova Zelanda e Australia le sue canzoni hanno cominciato ad essere passate alla radio. A Città del Capo è diventato “più grande dei Rolling Stones”, come dicevano i suoi fan. Alcuni esponenti del movimento contro l’apartheid hanno preso ispirazione dai suoi testi, e le canzoni di Cold fact e Coming from reality sono diventate inni contro la segregazione.

Secondo il giornalista e scrittore sudafricano Rian Malan, Rodriguez non ha mai saputo di essere famoso all’estero perché le etichette sudafricane hanno pagato le royalty a una misteriosa società con sede a Londra e non all’artista (che aveva firmato i brani con nomi diversi).

Questa storia è diventata famosa solo recentemente, grazie al [documentario Searching for Sugar Man][1], uscito nel 2012 e diretto dal regista svedese Malik Bendjelloul. Searching for Sugar Man racconta la ricerca di Rodriguez compiuta da due sudafricani, Stephen Segerman e Craig Bartholomew Strydom, che nel 1998 l’hanno rintracciato e portato per la prima volta in concerto a Città del Capo.

Il documentario ha vinto il premio Oscar 2013 e ha regalato al musicista statunitense una fama tardiva, ma meritata, anche nel resto del mondo.

Insieme ai miei colleghi [Alessio Marchionna][2] e [Junko Terao][3], ho scelto sei canzoni che secondo noi rappresentano bene la musica di Rodriguez.

Sugar man


Pubblicata nell’album d’esordio Cold fact, Sugar man è la canzone che dà anche il titolo al documentario di Bendjelloul. Probabilmente la più famosa di Rodriguez. Il titolo originale del pezzo era Sugar man on Prentis. Prentis è una strada di Detroit dove faceva affari un noto spacciatore. E non è un caso, visto che la canzone ha dei chiari riferimenti al mondo della droga.

Cause


Greg Kot sul Chicago Tribune [ha descritto così][4] questo pezzo: “Le canzoni di Rodriguez fondono spunti poetici alla dura realtà della strada. ‘Perché ho ​​perso il lavoro due settimane prima di Natale e ho parlato con Gesù nelle fogne’, recita Cause, una delle sue canzoni più belle. È un brano folk oscuro, che piano piano però diventa una surreale meditazione sulla salvezza”.

Crucify your mind


Nelle sue canzoni spesso Rodriguez parla di pene d’amore, ma lo fa da una prospettiva tormentata, un po’ maudit. Anche in Crucify your mind il suo punto di vista da amato respinto si mescola all’annebbiamento della droga.

Jane S. Piddy


Secondo il sito [Sugarman.org][5] questa canzone parla di Janis Joplin. Anche se lo stesso Rodriguez ha ribadito più volte che i personaggi delle sue canzoni “sono sempre inventati”, i riferimenti alla cantante texana sono più di uno.

Can’t get away


Brano di *Coming from reality *, il secondo disco di Rodriguez. Una tesa cavalcata blues un po’ alla Creedence Clearwater Revival, dedicata alla città di Detroit. Arricchita da una bella sezione d’archi.

I wonder


Un altro dei brani più noti di Rodriguez. Come ricorda il musicista sudafricano Willem Mollar nel documentario Searching for Sugar man, questa canzone ha avuto un significato particolare per i suoi fan sudafricani. “A quel tempo il Sudafrica era molto conservatore, quasi tutto veniva censurato. Alle superiori io e i miei amici ascoltavamo I wonder, perché aveva quella strofa ‘I wonder how many times you had sex’ (Chissà quante volte hai fatto sesso). E per questo lui ci sembrava una rockstar, un ribelle”, dice Mollar.

Giovanni Ansaldo lavora a Internazionale. Si occupa di tecnologia, musica, social media. Su Twitter: @giovakarma

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