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12 settembre 2019 14:01

Racconta Tito Livio che quando Lucio Sestio fu eletto tribuno della plebe, nel 376 avanti Cristo, “propose solo leggi volte a contrastare l’influenza dei patrizi e a favorire gli interessi della plebe. Uno dei provvedimenti aveva a che fare con il problema dei debiti e prescriveva che la somma pagata come interesse fosse scalata dal capitale di partenza e che il resto venisse saldato in tre rate annuali di uguale entità. Un altro riguardava la limitazione della proprietà terriera e prevedeva che non si potessero possedere più di 500 iugeri pro capite”.

A Roma c’è un gruppo di donne che proprio in via Lucio Sestio, nel quartiere Tuscolano, ha aperto nel 2008 un centro antiviolenza che è anche una casa-rifugio dove oggi vivono 15 donne e 7 bambini. Il centro si chiama Lucha y siesta e si trova in una palazzina abbandonata di proprietà dell’Atac, l’azienda pubblica del trasporto di Roma.

“Si battono per la libertà femminile e contro le violenze maschili”, scrive Alberto Leiss sul Manifesto, “ospitando donne e bambini che si sottraggono ai loro persecutori (mariti, compagni, padri depravati). Ma nonostante la serietà e gravità di queste sofferenze, la loro casa è un luogo aperto e accogliente, dove si discute, si impara, ci si diverte e si fa festa”.

È uno degli spazi che in questi anni sono stati occupati da attiviste e attivisti, a Roma e in altre città italiane, per riempire il vuoto lasciato dalle amministrazioni locali nel campo dei servizi sociali essenziali. L’Atac e il comune di Roma hanno deciso che l’immobile dev’essere venduto per contribuire a ripianare i debiti dell’azienda (il valore stimato dell’immobile è di due milioni di euro, i debiti dell’Atac sono di 1,5 miliardi di euro). Ma prima dev’essere svuotato.

Il 28 agosto una lettera ufficiale ha annunciato l’interruzione delle utenze per il 15 settembre e lo sgombero dell’edificio. Duemila e quattrocento anni dopo, sarebbe interessante sapere come reagirebbe il tribuno Lucio Sestio.

Questo articolo è uscito sul numero 1324 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati

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