17 dicembre 2020 17:37

“Diciamo che il pianeta è nato a mezzanotte e che dura un giorno. All’inizio non c’è nulla. Due ore vengono sprecate con lava e meteore. La vita non fa capolino fino alle tre o alle quattro del mattino. E anche allora, è una mera riproduzione di frammenti isolati. Dall’alba alla tarda mattinata – diversi milioni di anni di ramificazione – non esiste nient’altro che cellule scarne e semplici.

Poi c’è tutto. Succede qualcosa di strepitoso, non molto dopo mezzogiorno. Un tipo di cellula semplice assume il controllo di altre due. I nuclei acquistano le membrane. Le cellule evolvono in organuli. Ciò che un tempo era soltanto un accampamento solitario diventa una città.

Il giorno è trascorso per due terzi quando gli animali e le piante imboccano strade separate. E le forme di vita sono ancora unicellulari. Scende il crepuscolo prima che attecchiscano forme di vita più complesse. Ogni grande creatura vivente fa capolino in ritardo, a notte fatta. Alle nove di sera fanno la comparsa le meduse e i vermi. Più tardi, quella stessa ora, ecco arrivare l’esplosione – colonne vertebrali, cartilagine, un prorompere di forme del corpo. Da un attimo all’altro, innumerevoli nuovi fusti e ramoscelli nella chioma in aumento spuntano e crescono.

Le piante arrivano sulla terra appena prima delle dieci. E poi gli insetti, che volano in aria all’istante. Qualche minuto dopo, i tetrapodi emergono dal fango di marea, portando con sé sulla pelle e nelle loro viscere interi mondi di creature più antiche. Entro le undici, i dinosauri hanno sparato la loro ultima cartuccia, affidando ai mammiferi e agli uccelli il comando per un’ora.

Da qualche parte in quegli ultimi sessanta minuti, lassù nella canopia filogenetica, la vita cresce consapevole. Le creature cominciano a riflettere. Gli animali cominciano a insegnare ai loro piccoli il passato e il futuro. Gli animali imparano ad avere dei rituali.

Dal punto di vista anatomico, l’uomo moderno si fa vivo quattro secondi prima di mezzanotte. Le prime pitture rupestri compaiono tre secondi dopo. E in un millesimo di uno scatto della seconda lancetta, la vita risolve il mistero del dna e comincia a mappare proprio l’albero della vita.

Entro mezzanotte, la maggior parte del globo viene trasformata in file di colture per la cura e il sostentamento di una specie. Ed è in quel momento che l’albero della vita diventa qualcos’altro ancora. È in quel momento che il tronco gigantesco comincia a vacillare”.–Richard Powers, Il sussurro del mondo (La nave di Teseo 2019)

Questo articolo è uscito sul numero 1389 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati