05 aprile 2012 00:00

Martedì 27 marzo, email delle 14.58. Mittente: “Barack Obama”. Oggetto: “Forse ci vediamo a cena”. Inizio dell’email: “Giulia, devi trovare il tempo per le cose importanti”. Il 27 marzo tutte le persone registrate su barackobama.com hanno ricevuto questa email. Chi versa un contributo alla campagna elettorale del presidente ha la possibilità di essere selezionato per cenare con lui insieme ad altri tre fortunati. Le email di Obama sono dei piccoli capolavori della comunicazione. Brevi, semplici, dirette, sono lontane anni luce dalla retorica dei politici di casa nostra. “Allora, che ne pensi?”, tira corto il presidente.

“Dai 3 dollari o quello che puoi alla campagna e forse ci vedremo a cena”. In un’unica frase, fa una richiesta specifica (con tanto di link alla schermata per il pagamento) e scatena l’immaginazione. Il tutto con il tono di un amico che di cene con te ne ha già fatte mille. Naturalmente non basta la buona comunicazione a fare un buon politico. Silvio Berlusconi, il “presidente operaio” che con la sua “discesa in campo” prometteva “un milione di posti di lavoro” e “meno tasse per tutti”, usava un linguaggio semplice e molto comunicativo. Il nome del suo partito, Forza Italia, non era altro che uno slogan molto efficace. Proprio come “Yes we can”.

Internazionale, numero 943, 6 aprile 2012