Come sa chi ha letto l’articolo di copertina dello scorso numero, l’Ikea fa molta attenzione ai nomi dei suoi prodotti. Ma quando un’azienda raggiunge dimensioni globali, i nomi possono giocare brutti scherzi. Nel novembre del 2011, quando l’Ikea ha aperto il primo negozio a Bangkok, in Thailandia, il suo letto Redalen ha messo in imbarazzo venditori e clienti: pronunciato alla tailandese, indica l’atto sessuale.

E il portavasi Jättebra in tailandese è un’espressione volgare per dire “sesso”. Finché è un oggetto, si fa sempre in tempo a cambiargli nome. Ma cosa fare se si tratta di un uomo politico? Se lo sono chiesto i mezzi d’informazione arabi il giorno dell’insediamento di Jean-Marc Ayrault: nella traslitterazione fonetica in molti dialetti arabi il cognome del primo ministro francese indica l’organo genitale maschile.

Il quotidiano di Dubai Al Bayan ha aggirato l’ostacolo riferendosi ad Ayrault nel titolo di apertura con un fraterno Jean-Marc. Anche i francesi, del resto, hanno i loro problemi. Gli tocca scrivere Poutine invece di Putin perché il cognome del presidente russo non suoni troppo come

putain (puttana). Qualche imbarazzo oltralpe lo provoca anche il nostro Pd, che in francese si pronuncia pédé (frocio).

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