La scorsa settimana, dopo la candidatura del libro di Elena Ferrante, si è parlato molto del premio Strega. Il primo a riceverlo fu, nel 1947, Ennio Flaiano, per Tempo di uccidere. Da allora i premi letterari italiani si sono moltiplicati e specializzati: prosa, poesia, saggistica, gialli, racconti, favole, giovani autori.

Già nel 1959 erano così numerosi che Flaiano raccolse in una Grammatica essenziale i suoi “consigli a un giovane analfabeta che vuol darsi alla letteratura attratto dal numero dei premi letterari”: “Chi apre il periodo, lo chiuda. È pericoloso sporgersi dal capitolo. Cedete il condizionale alle persone anziane, alle donne e agli invalidi. Lasciate l’avverbio dove vorreste trovarlo. Chi tocca l’apostrofo muore. Abolito l’articolo, non si accettano reclami. La persona educata non sputa sul componimento. Non usare l’esclamativo dopo le 22. Non si risponde degli aggettivi incustoditi. Per gli anacoluti, servirsi del cestino. Tenere i soggetti al guinzaglio. Non calpestare le metafore. I punti di sospensione si pagano a parte. Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata. Per le rime rivolgersi al portiere. L’uso del dialetto è vietato ai minori di 16 anni. È vietato servirsi del sonetto durante le fermate. È vietato aprire le parentesi durante la corsa. Nulla è dovuto al poeta per il recapito”.

Questo articolo è stato pubblicato il 6 marzo 2015 a pagina 12 di Internazionale, con il titolo “Grammatica da Strega”. Compra questo numero | Abbonati

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