La foresta dell’East End

11 giugno 2014 14:00

Jack London, Il popolo degli abissi

Mondadori, 274 pagine, 14 euro

È finita da tempo l’ostilità accademica nei confronti di Jack London, capitanata a suo tempo da Emilio Cecchi. Grande narratore di uomini, animali e natura, fu anche giornalista e per un periodo teorico e militante socialista (Il tallone di ferro, gli scritti politici). Questo Popolo degli abissi è certamente uno dei suoi libri migliori, inchiesta e narrazione che merita un posto centrale tra i classici di un genere divenuto con il tempo tra i più vivi e produttivi, anche in Italia. Viene dopo Dickens e La situazione della classe operaia in Inghilterra di Engels, prima di Senza un soldo tra Parigi e Londra e della Strada di Wigan Pier di Orwell, e ha la stessa forza dei grandi lavori della scuola di Chicago.

A 26 anni, nel 1902, London è già celebre e si traveste da vagabondo, da disoccupato, vivendo per tre mesi nell’East End di Londra a contatto con una condizione sociale estrema. Racconta ciò che vede, ascolta storie e lamenti, vede lo sfruttamento, prova la fame, legge documenti ufficiali ma l’indignazione non gli basta: riflette, dimostra. Insiste sulle colpe dei ricchi, sulla ipocrisia loro e delle istituzioni che essi dominano, constata cosa la miseria può fare dell’uomo, della donna, del bambino, ma è del capitalismo che parla, della sua brutalità, della sua ipocrisia. Un grande libro, curato da Mario Maffi, accompagnato dalle foto scattate da London.

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

Dall’altra parte del mare, cosa spinge i tunisini a partire
Annalisa Camilli
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.