13 aprile 2015 21:52

Vinicio Capossela, [Il paese dei coppoloni](Il paese dei coppoloni)
Feltrinelli, 348 pagine, 18 euro

Noto come musicista (canzoni, variazioni, riletture che ne hanno fatto il migliore nel suo campo), Capossela sa anche scrivere, con libertà e su ispirazione non diversa, narrazioni e diari che meritano molta attenzione per la loro diversità.

Il paese dei coppoloni è un romanzo-viaggio nel mondo delle origini, l’Irpinia, l’Appennino meridionale. Tra valli e monti, di osteria in stalla e di paese in paese, anche quelli abbandonati, il suo è un ritorno a un mondo che ha conosciuto di riporto, da figlio di emigranti, attraverso persone e storie vere o fantasticate.

Ricordi propri e altrui, racconti nel racconto, deviazioni e ritorni s’accavallano con trascinante vitalità nel disordine della forma viaggio, con inesauribile estro tra linguistico e dialettale e con la libertà del vagabondaggio.

La poesia che ne risulta sta nel confronto tra presente e passato, in una rievocazione che sa davvero ridar presenza e voce ai morti e ai vivi di una storia collettiva, non solo personale e familiare.

Questo percorso avrebbe meritato un maggior controllo per poter risultare un libro esemplare ed eccezionale, ma è difficile resistere alla sua malia, che è infine quella del ritorno a un passato che la cultura contemporanea ha soffocato. Si pensa, leggendolo, al viaggio in Sicilia di Vittorini tra Le città del mondo, o a una Spoon river più bizzarra e variegata, terragna e traboccante.

Questo articolo è stato pubblicato il 3 aprile 2015 a pagina 85 di Internazionale, con il titolo “Il racconto delle origini”. Compra questo numero | Abbonati