Il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe a Harare, il 14 agosto 2017. (Jekesai Njikizana, Afp)

Mugabe non può rappresentare la buona volontà dell’Oms

Il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe a Harare, il 14 agosto 2017. (Jekesai Njikizana, Afp)
25 ottobre 2017 15:44

La verità è più strana della finzione, perché la finzione deve essere plausibile. La realtà non ha questo tipo di vincoli e produce spesso eventi che in un romanzo non sarebbero mai credibili. Come la decisione presa il 19 ottobre di nominare Robert Mugabe presidente dello Zimbabwe nuovo ambasciatore di buona volontà per l’Organizzazione mondiale della sanità.

Il nuovo capo dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato di nutrire la speranza che il presidente dello Zimbabwe possa “influenzare i suoi pari nella regione” affinché pongano una maggiore attenzione alla sanità, ma Mugabe non ha poi tutti questi pari.

Mugabe è al potere dal 1980, ed è a tutti gli effetti un presidente a vita, mentre i paesi vicini, con l’esclusione dell’Angola, sono democrazie più o meno funzionali. Tutti, ancora una volta tranne l’Angola, garantiscono ai loro cittadini un’assistenza sanitaria migliore di quella fornita in Zimbabwe. Non buona, ma superiore.

Verso la paranoia e l’autoritarismo
In Zimbabwe l’assistenza sanitaria è migliorata in modo significativo nei primi vent’anni di governo di Mugabe, di pari passo con il miglioramento registrato dall’economia. Il presidente ha fatto costruire ambulatori, ospedali e scuole, e quella dello Zimbabwe è diventata una delle popolazioni più in salute, più istruita e più ricca dell’Africa. Poi però le cose sono andate storte.

Dopo che un referendum nel 2000 ha bocciato una nuova costituzione che avrebbe dovuto rafforzare il potere di Mugabe, il presidente è diventato sempre più paranoico e autoritario. L’unico scopo del suo governo è diventato restare aggrappato al potere a ogni costo (per gli altri), perciò i preferiti tra i suoi sodali nel partito di governo e nell’esercito hanno avuto il permesso di saccheggiare l’economia, che puntualmente è crollata.

Al momento, di fatto, in Zimbabwe non esiste praticamente più un’economia al di là di un’agricoltura di sussistenza. La disoccupazione è arrivata, e forse ha superato, il 75 per cento e scuole e ospedali sono in rovina. L’aspettativa di vita per gli adulti è crollata da 61 a 45 anni, e gli ospedali e gli ambulatori gestiti dallo stato spesso sono a corto perfino dei farmaci di base come antidolorifici e antibiotici.

A 94 anni vuole ricandidarsi alla presidenza e se ce la farà, vincerà dopo essersi sbarazzato dei suoi oppositori

Mugabe ha presieduto a questa catastrofe per diciassette anni, continuando a dire per tutto il tempo che le cose andavano bene. Al Forum economico mondiale sull’Africa che si svolto a Durban lo scorso mese di maggio dichiarava che “lo Zimbabwe è uno dei paesi più sviluppati del continente”. Giunto a 94 anni, ha in programma di ricandidarsi alle elezioni presidenziali del prossimo anno e nessuno osa sfidarlo.

Se ci arriverà, naturalmente vincerà, dopo che il solito numero di attivisti dell’opposizione saranno stati picchiati, messi in carcere o uccisi. Pare però che inizi a dare segnali di cedimento. Quest’anno Mugabe si è recato per tre volte a Singapore “per motivi di salute”.

Perché Singapore? Secondo il portavoce del presidente, George Charamba, si tratterebbe di un problema agli occhi, il che potrebbe spiegare il fatto che spesso sembra addormentarsi nel corso di eventi pubblici (in realtà sta solo riposando gli occhi). Per curarsi ha bisogno di uno specialista straniero, ma per qualsiasi altra cosa, stando a quanto dice Charamba, Mugabe si rivolge a un medico dello Zimbabwe che, garantisce a tutti quanti, è un “medico molto, molto, molto nero”.

Un debito di riconoscenza?
Naturalmente ci sono molti bravi medici nello Zimbabwe, ma la maggior parte di loro, frustrati dall’assenza di attrezzature mediche, ha lasciato da tempo il paese alla ricerca di condizioni migliori. E sembra improbabile che un problema agli occhi abbia costretto Mugabe a tre “visite per motivi di salute” a Singapore in un anno. Probabilmente si tratta di qualcosa di più grave, e Mugabe non si fida del suo sistema sanitario.

Come è potuto venire in mente al nuovo capo dell’Oms di nominare proprio quest’uomo “ambasciatore di buona volontà” per l’Africa? Lui e i suoi consiglieri ne avranno discusso in diversi incontri per settimane prima di annunciare la decisione. Nessuno si è preso la briga di dire che sarebbe stato un disastro sotto il profilo delle relazioni pubbliche? Gli “ambasciatori speciali” non devono fare un gran che, ma la loro scelta la dice lunga sulla capacità di giudizio e sull’integrità di chi li sceglie.

In questo caso, lo sdegno pubblico riguardo la scelta di Mugabe è stato così immediato e diffuso che nel giro di tre giorni la sua nomina è stata cancellata. Mugabe guidava l’Unione africana quando l’organizzazione ha sostenuto Tedros come unico candidato africano alla guida dell’Oms, e quest’ultimo si sarà sentito in dovere di restituire il favore, ma il sostegno finanziario all’organizzazione ha un’altra provenienza.

Si tratta dunque della solita politica. La reputazione dell’Oms alla fine sarà ripristinata, ma non la sanità in Zimbabwe, almeno finché sarà vivo Mugabe. E il mondo continuerà a ruotare verso est.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

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