Il dibattito sulle unioni civili in Italia

Il senato ha approvato il disegno di legge Cirinnà, modificato dopo l’accordo all’interno della maggioranza di governo

Attivisti lgbt applaudono nel parlamento spagnolo, a Madrid, dopo l’approvazione della legge che consente il matrimonio gay.

L’occasione persa della politica italiana sulle unioni civili

Attivisti lgbt applaudono nel parlamento spagnolo, a Madrid, dopo l’approvazione della legge che consente il matrimonio gay.
20 febbraio 2016 12:21

Un pomeriggio, circa cinque anni fa, stavo attraversando piazza Venezia a Roma. All’improvviso vari automobilisti hanno cominciato a suonare con forza il clacson, facendo una grande confusione. Non capivo cosa stesse succedendo, ma poi ho seguito i loro sguardi e ho capito: il grande scandalo su cui volevano attirare l’attenzione dei passanti era una coppia di ragazzi ventenni che camminavamo per strada mano nella mano. Avevano osato uscire allo scoperto.

Quella scena mi ha colpito molto perché a Madrid, per fortuna, non avrei mai potuto vederla. La Spagna ha fatto il suo dovere con le coppie di gay e lesbiche molto tempo fa. Già dal 1998 diverse comunità autonome (un po’ l’equivalente delle regioni italiane) hanno cominciato ad approvare norme che davano un riconoscimento legale a una realtà di cui nessuno poteva negare l’esistenza e che fino ad allora subiva terribili ingiustizie in un’assoluta impotenza.

Per esempio succedeva che se uno dei partner era malato il suo compagno di vita non poteva andare a visitarlo in ospedale perché solo i parenti ne avevano diritto. Oppure accadeva che, dopo la morte del convivente, un omosessuale non solo era escluso dall’eredità ma addirittura era costretto a lasciare la casa dove avevano vissuto insieme per anni. E poi tanti altri abusi e ingiustizie che i giornali piano piano hanno cominciato a raccontare e sui quali i giudici hanno cominciato a pronunciare sentenze che proteggevano quella parte di popolazione così indifesa.

Ma soprattutto sono stati gli spagnoli ad aprire gli occhi. I sondaggi mostravano che la maggioranza della popolazione era sensibile alla discriminazione legale che subivano gli omosessuali. I gay e le lesbiche, da parte loro, hanno cominciato ad alzare la voce per difendere i propri diritti. Questa maturazione ha presto dato il suo frutto politico.

C’era un clima sociale favorevole
ai diritti degli omosessuali: il 66 per cento degli spagnoli li sostenevano

Quando 18 anni fa la Catalogna, all’epoca guidata da un partito non solo di destra ma addirittura democristiano, ha approvato la prima legge che istituiva le unioni civili, ormai c’era un clima sociale di generale accettazione verso le coppie di gay e lesbiche.

Dopo la Catalogna, è stata Madrid – anch’essa governata dalla destra – a riconoscere legalmente le unioni civili. Oggi 13 delle 17 comunità autonome della Spagna hanno leggi sulle coppie omosessuali. Anche il conservatore José María Aznar, quando era a capo del governo spagnolo, ha proposto una legge nazionale sulle unioni civili, che però non è andata avanti.

C’era un clima sociale favorevole ai diritti degli omosessuali e alle nozze tra gay e lesbiche: il 66 per cento degli spagnoli li sostenevano, secondo i sondaggi. Eppure questo non ha impedito che scoppiasse una grossa polemica politica quando il 30 giugno 2005, con 187 voti a favore, 147 contrari e quattro astensioni, il parlamento spagnolo ha approvato il matrimonio omosessuale e la Spagna è diventata il terzo paese al mondo dove due uomini o due donne possono sposarsi.

José Luis Rodríguez Zapatero era primo ministro, ma i socialisti al congresso avevano 164 deputati, 23 in meno di quelli che hanno deciso di votare sì alle nozze gay. Oltre ai socialisti e ai partiti di sinistra che appoggiavano il governo, hanno votato a favore deputati del gruppo misto, degli indipendentisti baschi, dei nazionalisti conservatori della Catalogna e persino dei popolari.

A differenza di quello italiano, il parlamento di Madrid non si è fatto intimidire dalle proteste

Anche in Spagna, come in Italia, ci furono manifestazioni di protesta e la conferenza episcopale tuonò a lungo sui presunti pericoli che derivavano da quella legge. Il Partido popular (Pp), conservatore, ha addirittura presentato un ricorso davanti alla corte costituzionale perché riteneva illegittima la norma; ma sette anni dopo il ricorso è stato respinto.

A differenza di quanto sta succedendo in Italia, però, il parlamento di Madrid non si è fatto intimidire. E la società spagnola ha dimostrato di essere all’altezza della nuova sfida. Il risultato è che oggi è assolutamente normale vedere una coppia di ragazzi che passeggia tenendosi la mano o ricevere un invito al matrimonio di due donne.

La prova definitiva di questa normalizzazione è arrivata proprio da un settore conservatore della politica. A settembre l’ex sindaco della città di Vitoria, Javier Maroto del Pp, si è sposato con il suo compagno, Josema Rodríguez. Il presidente Mariano Rajoy e importanti componenti del governo e dirigenti del suo partito sono andati alle nozze, certificando con quel gesto il loro sostegno al matrimonio omosessuale e mostrando palesemente a tutti quanto è cambiata la Spagna negli ultimi anni.

Anche la società italiana, che si è soliti considerare affine a quella spagnola, forse è cambiata rispetto a cinque anni fa, quando vedere per strada una coppia di ragazzi che si tenevano la mano era motivo di scandalo. Resta impossibile capire perché la politica, paralizzata in oscure logiche di palazzo, stia perdendo l’occasione di guidare e raccogliere questa maturazione.

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