26 ottobre 2006 15:53

Dopo la rubrica di qualche settimana fa in cui vi invitavo a dare una bella sfoltita ai vostri testi, alcuni di voi mi hanno mandato due versioni dello stesso brano: la prima più lunga, la seconda tagliata. Spesso il paragone tra le due versioni è molto interessante.

Per esempio, il brano Pioggia di Ruth offre un’ottima dimostrazione di come la versione breve funzioni meglio. Ecco quella lunga: “Prima che albeggiasse, Matilde mi svegliò, ci avvolgemmo nei mantelli e raccogliemmo le nostre cose. Sua sorella ci diede un po’ di latte caldo e un pacchetto con del cibo: pane, formaggio e salame. Quindi c’incamminammo verso la piazza che distava parecchio. Nell’alba gelida, il cielo era coperto di piccole nuvole lucenti, che sfumavano dal grigio al bianco. Dopo un po’ che camminavamo, prese a cadere una pioggerella sottile”.

Ed ecco la versione abbreviata: “Prima che albeggiasse, Matilde mi svegliò e insieme raccogliemmo le nostre cose, pronte a dirigerci verso la piazza. Mentre camminavamo nell’alba gelida, cominciò a cadere una pioggerella sottile”.

Quest’ultima versione è sicuramente più immediata anche se, non sapendo altro del romanzo di Ruth, è difficile stabilire se tutti i tagli erano necessari. Certo, così abbiamo dovuto rinunciare ai mantelli e alla sorella con il pacchetto di cibo per le due ragazze, anche se ammetto che il particolare del latte caldo mi lasciava un po’ perplessa: lo bevevano subito o se lo portavano dietro?

La scena, però, è senza dubbio ambientata in un’epoca in cui i thermos non erano ancora stati inventati. Entrambe le versioni sono ben scritte e accattivanti, ma la seconda è più incisiva. Il numero di tagli necessari dipende anche dal punto del libro in cui si trova la scena.

Quando il lettore è immerso nel romanzo, completamente preso dalla storia e dai personaggi, potete concedervi più dettagli. All’inizio, invece, il vostro unico obiettivo dev’essere quello di catturare la sua attenzione. In ogni caso lo stile narrativo di Ruth era già abbastanza asciutto. Spesso i più propensi ai tagli sono quelli che ne hanno meno bisogno.

Probabilmente la ragione è che i più navigati tra voi hanno già imparato a essere gli editor più severi di se stessi. Chi fa fatica a tagliare i propri testi dovrebbe cercare di capirne il motivo. Se è semplicemente perché non vi sembra il momento giusto e vi sentite ancora nella fase in cui volete mettere in cantiere più parole possibili, va bene. Se, invece, è perché considerate ogni vostra parola sacrosanta, allora non ci siamo proprio.

Sulla faccia della terra non esiste un buon scrittore che non sia anche un buon ri-scrittore. In futuro, quando rileggerete i vostri primi lavori, probabilmente vi vergognerete un po’. Sviluppi della trama debolucci e personaggi poco convincenti vi faranno rabbrividire per un istante. Ma solo uno stile ridondante vi costringerà a rintanarvi sotto le coperte e a tirarvele sopra la testa. Tra poco passeremo a occuparci di aspetti importanti come il punto di vista narrativo e la struttura; ma la questione dello stile è così fondamentale che voglio esaminarla ancora un po’.

Il prossimo esercizio è sull’uso della metafora e del linguaggio metaforico. Come per tutti gli altri esercizi che vi ho proposto, risulterà molto più utile se lo farete scegliendo dalla pila del materiale uno dei famosi buchi, cioè un appunto su una delle parti mancanti nella vostra trama. In questo modo ogni esercizio ha un duplice effetto: vi spinge a riflettere su un determinato aspetto tecnico e intanto vi fa andare avanti nell’esame del materiale che avete raccolto.

Se, invece, siete ancora confusi sul tema centrale del vostro romanzo o se fate parte dei nuovi arrivati, inventatevi di sana pianta un episodio. Scrivete tre frasi, non di più; una delle tre deve contenere una metafora. Presto scopriremo perché metafore e similitudini sono delle piccole canaglie dispettose.

Internazionale, numero 665, 26 ottobre 2006