26 aprile 2016 12:07

Dopo aver volteggiato silenziosamente sulla baia di San Francisco e sul Golden gate bridge, la sera del 23 aprile si è posata a terra con un lieve ronzio elettrico una maestosa libellula di 72 metri. È Solar Impulse, il simbolo di una nuova era di sofisticata leggerezza, non solo delle nostre future tecnologie, ma anche dei nostri pensieri e delle nostre azioni.

Con un aereo senza una sola goccia di carburante, è stata compiuta la prima traversata del Pacifico (Cina-Giappone-Hawaii-California), solo una parte dello straordinario giro del mondo dei “piloti solari” svizzeri Bertrand Piccard e André Borschberg. Nei prossimi mesi la tecno-libellula made-in-Switzerland traverserà in cinque tappe gli Stati Uniti, l’Atlantico, l’Europa, e raggiungerà Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti, da dove è partita il 9 marzo dell’anno scorso.

È là che si trovano l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena) e la città solare ideata da Norman Foster, Masdar City. Da Abu Dhabi alle Hawaii Solar Impulse ha percorso ventimila chilometri in otto tappe e 250 ore di volo usando 5.600 kwh generati da 200 metri quadrati di pannelli fotovoltaici. Con un ritmo circadiano come quello degli esseri viventi, di giorno l’aereo sale sempre più in alto e carica le batterie. Di notte invece “riposa” planando e usando a basso regime l’energia delle batterie.

Scienza e avventura

A bordo si alternano Bertrand Piccard e André Borschberg. Quest’ultimo, ex pilota militare, è la mente aeronautica del progetto, Bertrand Piccard è la figura carismatica. Da tre generazioni i Piccard sono una dinastia svizzera di “savant-urier” (scienziati e avventurosi).

Dopo che la Terra era ormai tutta esplorata in estensione, i Piccard si dedicarono a esplorarla in verticale. Auguste Piccard (1884-1962), professore di fisica al Politecnico di Zurigo, concepì sia una mongolfiera stratosferica, con la quale nel 1930 raggiunse i 17.mila metri di quota, sia il batiscafo Trieste (costruito in Italia) con il quale raggiunse nel 1950 i quattromila metri di profondità. Nel 1960 suo figlio Jacques Piccard (1922-2008), padre di Bertrand, s’inabissò con lo stesso batiscafo fino a 11mila metri, imbattuto record di profondità.


Mentre il nonno e il padre esplorarono il pianeta per conoscerlo, Bertrand Piccard lo percorre per proteggerlo. Ma più del “pianeta esterno”, Bertrand, psichiatra, praticante di yoga e ipnosi, sonda il “pianeta interno”: quali limiti psicologici raggiunge un uomo in solitudine per 50 o cento ore sopra oceani e continenti? Quali limiti ecologici l’umanità deve darsi, per permettere a dieci miliardi di persone di vivere degnamente, senza devastare la Terra? Pertinente quindi è stato il video-colloquio del 22 aprile tra Piccard in volo e il segretario dell’Onu Ban Ki-moon, insieme ai capi di stato di 175 nazioni, convenuti alle Nazioni Unite, a New York, per firmare l’accordo di Parigi sul clima.

Rifiuti e lavoro ostinato

Solar Impulse è un gioiello di tecnologia e di coordinazione elvetiche. Quando nel 2000 Piccard propose il suo progetto, tecnologi e industriali gli dissero che era irrealizzabile. Eppure, con un lavoro ostinato dal 2003 al 2015 questo aereo che sta facendo storia è stato progettato e costruito in Svizzera, in collaborazione con il Politecnico federale di Losanna, con il contributo della Confederazione, e di istituzioni e aziende in buona parte elvetiche. A ricevere Piccard all’aeroporto di Mountain View, nel cuore della Silicon valley, c’era Sergey Brin, fondatore di Google, uno dei partner del progetto di Piccard e Borschberg.

Cosa meglio di un volo solare intorno al mondo può ispirare milioni di persone?

Solar Impulse ha un’apertura alare di 72 metri, maggiore di quella di un jumbo jet, ma pesa solo 2,3 tonnellate, come un automobile. La potenza di ognuno dei suoi quattro motori è di 8 cavalli, la stessa del motore del Wright Flyer, il primo aereo a motore che si alzò in volo nel 1903, aprendo l’era dell’aviazione.

Da quasi mezzo secolo il traffico aereo raddoppia ogni 15 anni, con un aumento ininterrotto della sicurezza, delle merci e dei passeggeri trasportati. Insieme a questi progressi sono però aumentati anche i consumi di energia e i danni ambientali dell’aviazione, specialmente quelli causati bruciando carburanti fossili. Riuscirà Solar Impulse ad aprire un’altra era dell’aviazione, più sostenibile? Se questo sarà il secolo della transizione alle energie rinnovabili, Solar Impulse ha buone chance di diventarne un emblema affascinante.

Se i trasporti aerei vorranno continuare a muovere le attuali masse alle attuali velocità, non è pensabile di alimentarli con i pannelli fotovoltaici che conosciamo (cosa invece non irrealistica per trasporti lenti con moderni dirigibili).

Un nome audace

L’esperienza specifica di Solar Impulse servirà forse a sviluppare aerei solari leggeri, anche senza pilota. Ma non è per inventare tecnologie che è nato il progetto Solar Impulse, bensì per diffondere un’idea: la transizione verso uno sviluppo leggero e sostenibile, fondato sulle energie rinnovabili. Cosa meglio di un volo solare intorno al mondo può ispirare milioni di persone?

Per questo una parte integrale del progetto si chiama “Future is clean” (Il futuro è pulito) ed è una campagna mondiale d’informazione, educazione e sensibilizzazione alla sostenibilità, con testimoni come l’imprenditore britannico Richard Branson, Doris Leuthard, ministra svizzera dell’ambiente, il principe Alberto di Monaco (dove ha sede la sala di controllo della missione), Achim Steiner, direttore dell’Unep, il programma Onu per l’ambiente, Nicolas Hulot, Kofi Annan, Michael Gorbačëv.

Secondo il mito, Icaro si spinse troppo vicino al Sole, che sciolse la pece delle sue ali piumate facendolo precipitare in mare. Un nome audace per la sfida di Solar Impulse potrebbe essere Icaro 2.0. O forse Icaro felice, una versione solare della celebre frase di Albert Camus: “Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice”.