30 maggio 2021 10:14

Nonostante la loro rivalità, Stati Uniti e Cina recentemente stanno mandando i segnali giusti su una potenziale cooperazione nella lotta alla crisi climatica. La dichiarazione congiunta diffusa dopo l’incontro di aprile tra John Kerry, inviato speciale degli Stati Uniti per il clima, e il suo collega cinese Xie Zhenhua indica che forse i due governi cercano di collaborare sulle politiche climatiche per evitare che le loro relazioni diventino apertamente ostili. È facile capire perché Washington e Pechino si stiano comportando in modo responsabile in questo momento: considerano la crisi climatica una minaccia alla loro esistenza. Il presidente statunitense Joe Biden e quello cinese Xi Jinping sanno che essere intransigenti su questo tema potrebbe costargli caro davanti all’opinione pubblica internazionale.

Durante la guerra fredda la battaglia ideologica tra comunismo e capitalismo divideva il mondo e cementava alleanze. Ma nel prossimo decennio è improbabile che l’ideologia, da sola, permetterà a Stati Uniti e Cina di farsi molti amici. Il Partito comunista cinese non ha più un’ideologia da sbandierare, e la polarizzazione politica e il trumpismo hanno macchiato l’immagine statunitense.

Piuttosto a determinare le alleanze internazionali sarà la capacità di guidare la lotta ai cambiamenti climatici, che mettono in pericolo la sopravvivenza dell’umanità. Trasformare gli impegni climatici in azioni concrete sarà un banco di prova per entrambi i paesi. Dopo il recente incontro sul clima tra Biden e gli altri leader mondiali, per esempio, il ministro degli esteri cinese Wang Yi ha lasciato intuire che la Cina avrebbe collaborato con gli Stati Uniti a patto che Washington smettesse di interferire “con le questioni interne di Pechino”.

Data la mancanza di fiducia la cooperazione bilaterale sul clima sarà precaria e modesta

Anche se la Cina considera Tibet, Xinjiang, Hong Kong e, fatto più significativo, Taiwan, “questioni interne”, Kerry ha chiarito che gli Stati Uniti non faranno alcuna concessione al riguardo in cambio della cooperazione cinese sul clima. Se Pechino e Washington non ammorbidiranno le loro posizioni, un ulteriore incremento delle tensioni su questioni così sensibili potrebbe mettere a rischio le iniziative bilaterali contro la crisi climatica.

Non è chiaro cosa possa garantire la cooperazione tra Stati Uniti e Cina. Il breve comunicato congiunto di aprile offre pochi dettagli, per ovvi motivi. Data la mancanza di fiducia, nessuno dei due paesi vuole prendere impegni vincolanti. Di conseguenza la cooperazione bilaterale sul clima sarà precaria e modesta, nella migliore delle ipotesi.

Questa precarietà deriva dall’instabilità complessiva delle relazioni tra Cina e Stati Uniti, e un aumento delle tensioni inevitabilmente provocherebbe danni collaterali alle iniziative contro il riscaldamento climatico. Il sospetto e l’ostilità reciproca impediranno inoltre a entrambe le parti di fare passi importanti. Dobbiamo quindi aspettarci un processo lento e graduale.

Washington e Pechino, più che collaborare attivamente, per il momento potrebbero semplicemente astenersi dal fare alcune cose. In questo senso il primo imperativo è evitare di legare la cooperazione climatica agli aspetti più conflittuali delle loro relazioni, come diritti umani, commercio e sicurezza. Questo richiederà più sforzi da parte della Cina che degli Stati Uniti, perché i dirigenti di Pechino sembrano convinti che l’impegno cinese sul clima possa essere usato come un’arma negoziale con l’occidente su questioni delicate come il commercio e i diritti umani . La forza bipartisan dei sentimenti anticinesi negli Stati Uniti lascia a Biden scarso margine di manovra, e l’intransigenza cinese potrebbe gravemente danneggiare la credibilità di Xi Jinping come leader globale nella lotta ai cambiamenti climatici.

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Nel corso degli imminenti negoziati multilaterali sul clima entrambi i paesi dovranno rinunciare alla tentazione di lanciarsi attacchi reciproci. Sulla riduzione delle emissioni e sui contributi al finanziamento per la transizione energetica nelle economie in via di sviluppo, per esempio, dovrebbero fondare le loro eventuali critiche su criteri morali, economici e scientifici solidi.

Può sembrare irrealistico parlare di collaborazione tra Cina e Stati Uniti sul tema dell’energia pulita in un momento in cui i due paesi si fanno la guerra in ambito tecnologico. Eppure Pechino e Washington potrebbero trovare un modo per isolare l’ambito delle tecnologie verdi dalla loro competizione.

Il mondo ha bisogno che Washington e Pechino collaborino davvero per combattere i cambiamenti climatici, ma non dovremmo farci illusioni. Il meglio che possiamo aspettarci è che le due superpotenze, mentre sgomitano per ottenere vantaggi geopolitici, riescano a controllarsi abbastanza da non mettere in pericolo la sopravvivenza dell’umanità.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito sul numero 1410 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati