La battaglia degli hashtag

17 febbraio 2014 16:00

Le proteste di giugno sono nate da un aumento delle tariffe degli autobus. Ma poi sui cartelli dei manifestanti hanno fatto capolino altre questioni, come gli investimenti per i Mondiali.

Secondo la Folha de São Paulo, il governo ha commissionato un dossier sul rapporto tra le proteste e i Mondiali. Il risultato è chiaro: l’opinione pubblica non crede al “patrimonio” di sviluppo economico e infrastrutture che i Mondiali lasceranno al paese, soprattutto dopo aver scoperto da alcuni mezzi d’informazione che sono stati abbandonati molti progetti per la mobilità urbana, mentre gli investimenti per gli stadi sono raddoppiati.

Gli strateghi della propaganda ufficiale hanno trovato la soluzione: bisogna incentrare il messaggio sul nazionalismo e sull’orgoglio calcistico. Il terreno principale della propaganda è internet.

Sull’account Twitter di Dilma Rousseff è comparso l’hashtag #CopaDasCopas. Da luglio si è diffuso un hashtag contro i Mondiali, rilanciato da gruppi come Anonymous: #NãoVaiTerCopa (non ci saranno i Mondiali). Le intenzioni di chi usa l’hashtag variano, ma il governo teme un boicottaggio o proteste violente per fermare la manifestazione. Rousseff ha risposto con un altro hashtag: #VaiTerCopa (i Mondiali ci saranno). Resta da vedere chi vincerà la battaglia degli hashtag, e come questa retorica virtuale influirà sul rapporto tra i brasiliani e le piazze durante i Mondiali.

Traduzione di Fabrizio Saulini

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