Il diritto di protestare

24 febbraio 2014 14:00

Il 6 febbraio, mentre seguiva una manifestazione a Rio de Janeiro, il cameraman Santiago Andrade è stato colpito da un razzo ed è morto pochi giorni dopo. Il parlamento ha risposto provando ad accelerare l’approvazione della legge antiterrorismo, la prima dopo la dittatura in un paese dove molte delle attuali personalità politiche, compresa la presidente, sono state accusate di terrorismo dalle forze armate.

La legge è voluta dagli Stati Uniti ed è vista come una garanzia di tutela per le delegazioni estere ai Mondiali e alle Olimpiadi del 2016. È considerato terrorismo ogni atto in grado di provocare terrore o panico nella società. La pena prevista va dai quindici ai trent’anni di carcere, e aumenta di un terzo se il reato è commesso in zone ad alta concentrazione di persone o contro autorità brasiliane o straniere.

Il segretario alla pubblica sicurezza dello stato di Rio de Janeiro, José Mariano Beltrame, ha chiesto al parlamento l’approvazione di una legge contro il reato di “associazione a scopo di provocare disordini”, che vieta l’uso di maschere durante i cortei. Anche il governo federale sta pensando a una nuova proposta di legge, meno restrittiva, ma che limiterà alcuni diritti dei manifestanti durante i Mondiali. In questo periodo di proteste di massa, cercare di bloccare i manifestanti con il pugno di ferro è stato spesso controproducente. Ma le autorità brasiliane non lo hanno capito.

Traduzione di Fabrizio Saulini

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