29 maggio 2013 09:23

A febbraio gli esperti di sondaggi avevano sopravvalutato il Partito democratico (Pd), sottovalutato la tenuta del Popolo della libertà (Pdl) e non avevano visto arrivare lo tsunami Beppe Grillo. Il risultato era stato la sorpresa delle elezioni legislative. Oggi però gli esperti si prendono la loro rivincita. Il risultato del primo turno delle elezioni amministrative, a cui sono stati chiamati a votare sette milioni di italiani, è più o meno in linea con le loro previsioni, anche se di tre mesi fa. Il Pd tiene, il Pdl e il suo alleato la Lega nord continuano a perdere colpi e il Movimento 5 stelle (M5s), ultimo nato sulla scena politica, rimane un piccolo movimento di protesta.

Da queste votazioni si possono trarre tre conclusioni:

1) Sorpresa assoluta delle elezioni politiche, dove aveva ottenuto il 25 per cento dei voti, l’M5s non sarà presente in alcun ballottaggio (il 9 e 10 giugno). Il secondo turno vedrà invece lo scontro tradizionale tra destra e sinistra, con quest’ultima in vantaggio. A Roma, per esempio, il sindaco uscente, il postfascista Gianni Alemanno (che ha ottenuto il 30 per cento), affronterà il candidato del Pd, Ignazio Marino (con il 42,5 per cento). A Siena, segnata dallo scandalo del Monte dei Paschi di Siena e presentata da Grillo come il simbolo della collusione tra politica e affari, il candidato M5s non supera il 10 per cento dei voti.

Anche tenendo conto delle situazioni locali e di un tasso di astensione record (il 38 per cento sull’intero territorio nazionale, con una punta del 47,2 per cento nella capitale), questo cattivo risultato è una sorpresa a metà. Alcuni elettori di febbraio non hanno apprezzato l’atteggiamento isolazionista dell’ex comico genovese, che ha rifiutato qualsiasi ipotesi di governo di “cambiamento” con la sinistra. In molti quindi si sono rifugiati nell’astensionismo o sono tornati alla loro famiglia di origine. Il carattere minore di questa elezione non ha avvantaggiato Grillo, che si è impegnato di meno e che non ha potuto trasformarla in una tribuna mediatica. Inoltre il Movimento 5 stelle è ancora troppo dipendente dal suo leader e troppo giovane per poter costruire delle vittorie su dei rappresentati locali.

2) Tra due settimane il Pd, il “non vincitore di febbraio”, si ritroverà in posizione favorevole. Ha già vinto cinque capoluoghi tra cui Pisa e Vicenza, nonostante le dimissioni del suo candidato premier Pier Luigi Bersani e la nomina del suo successore Guglielmo Epifani. I movimenti di protesta dei militanti (come Occupy-Pd) non hanno influito negativamente sui candidati, a dimostrazione che il nocciolo duro di questo partito rimane disciplinato e fedele nonostante le numerose sconfitte e la scelta, accettata con difficoltà, di allearsi con la destra in un governo di coalizione. “Abbiamo vinto nonostante il Pd”, si è rallegrata Debora Serracchiani, eletta tra la sorpresa generale a capo della regione Friuli-Venezia Giulia.

3) Al contrario si conferma l’erosione del Pdl di Silvio Berlusconi, che aveva già perso otto milioni di voti in febbraio, così come quella del suo alleato storico, la Lega nord. Messo alle strette dai magistrati in tre processi che potrebbero decidere il suo futuro politico, il Cavaliere non è riuscito ad approfittare della sua strategia di “pacificazione” e della decisione di sostenere “a qualunque costo” il governo di Enrico Letta. La sospensione dell’Imu, di cui ha rivendicato il merito non sembra aver dato grande profitto al suo partito.

Anche se nessuna formazione vuole trarre delle conclusioni a livello nazionale di queste elezioni locali, il cattivo risultato del Pdl potrebbe spingere Berlusconi e i falchi del suo partito a rivedere le loro strategie e a scegliere un atteggiamento più ostile. Da questo punto di vista il risultato del primo turno - che rafforza la sinistra, sottolinea l’indebolimento della destra, resuscita il bipolarismo e registra il crollo dell’M5s, vero spauracchio tanto per il Pd che per il Pdl - può difficilmente essere considerato come un segno di stabilità per il presidente del consiglio e per il suo “governo di servizio”.

(Traduzione di Andrea De ritis)