24 febbraio 2010 00:00

1. Eels, High and lonesome

Pioggia battente. Passi, presumibilmente nella notte. Il rintocco di un orologio. Qualcuno bussa alla porta. Un piccolo racconto muto in mezzo a un album di lamentele: End times, ultima opera di un Mr. E anche più tristanzuolo del necessario. Ma come un Nebraska di Bruce Spring­steen, come un Rain Dogs di Tom Waits: ci sono album stranamente confortevoli da giornate fradicie, per sentirsi hobos rifugiati su un treno merci. Ma da qualche parte c’è sempre qualcuno che sta peggio, e che si sente di tirarne fuori, misteriosamente, una musica.

2. The Unwinding Hours, There are worse things than being alone

Pioggia scozzese, gelida e dolcissima dai due ex Aerogramme di Glasgow, che pubblicano per la Chemikal Underground, etichetta specializzata in sublimi e sofisticate malinconie. Un registro espressivo nordeuropeo, a tratti vicino all’Islanda dei Sigur Rós (soprattutto in Knut, che si trova in download gratuito): soavi folate di solitudine e chitarra acustica che lievitano in occasionali tempeste elettroniche. È la meteorologia canaglia di terre lontane, con una pozzanghera per ogni abitante.

3. Beach House, Norway

E insomma: non c’è più geografia. I Sigur Rós vengono usati in chiave melassosa a Sanremo, la nebbia sparisce dalla val Padana, e perfino il duo di pop onirico nato a Baltimora sceglie, per il singolo, di rifarsi agli umori nordici della terra di Henrik Ibsen. Di certo, questi Teen dreams con cui i due (Victoria Legrand, voce notevole, e Alex Scally) intitolano il nuovo album non riguardano spiagge spensierate. È più un rodeo sulle nuvole in movimento nel meteo variabile dell’adolescenza: prima o poi se ne casca, ma cavalcarle, proprio per questo, merita.

Internazionale, numero 835, 26 febbraio 2010