14 aprile 2011 00:00

1. Yo Yo Mundi, Sstéila

Viene di stare in una festa di paese, con bambini che si rincorrono in un polverone di zucchero filato e vicesindaci brilli che non azzeccano una mazurka? La musette monferrina della ghenga di Paolo Archetti Maestri trova, nel nuovo album Munfra, un equilibrio tra la semplicità della canzone popolare d’altri tempi e la cura artigianale degli arrangiamenti. Arpeggi di mandola e fughe di ghironde con la erre moscia, come in una versione molto sognata della banda comunale. Fanno sembrare biutiful la vita piemontese, anche se l’almanacco promette schiaffoni.

2. Javier Girotto, El surco

Il jazzista argentino tipico suona il sax, gira il mondo e trova il modo di spuntare in situazioni piacevoli: una terrazza romana o la colonna sonora di Ultimo tango a Parigi. A Javier Girotto il giro è riuscito bene: dal conservatorio di Córdoba alla Berklee music school alle sale d’incisione e i posti dove si suona sul serio, usando il suo sax soprano per cavarne pezzi d’anima. Alrededores de la ausencia è il nuovo lavoro, uno di tanti ritorni a casa notturni festeggiati in musica, durante i quali, se si è in vena di musica da meditazione, val la pena di pedinarlo.

3. Marta sui tubi, Di vino

La festa di paese in versione heavy folk punk prevede consumi cospicui, rese dei conti e previsioni di rabbia; loro vengono da Marsala e si agitano da Bologna, meno compassati dei monferrini, attaccano con il rullante e non li fermi più. È appena uscito il loro album Carne con gli occhi, tour de force tra marcette, denti digrignati, dita spellate sulla chitarra acustica, un robusto disordine mentale, occhi furibondi sulla realtà. È vero, c’è poco da festeggiare e questo è un paese disgraziato. Ma ci sono quantità di energia che vanno liberate, e subito. Cazzo.

Internazionale, numero 893, 15 aprile 2011