27 ottobre 2011 00:00

1. Mendosa e Yeasound, Ti spammo

“Ti banno ti aggiungo ti taggo ti linko ti loggo ti spammo t’invito poi aggiungo un amico un’amica poi smammo”. Tutto il nuovo arsenale di social-sadomasochismi con il gergo preciso precotto, “vecchiette che si taggano ricette di orecchiette” e un rapper di Rho che non parla a vanvera. Blaze! Questo è hip hop come ce lo ricordavamo ai tempi dell’underground, free style e spiritoso, puntuto e con cognizione di causa. Due punti con la tonda e ci vediamo a novembre con l’album Parole e fatti, per la piccola nuova label del Yeasound system from Milan.

2. 99 Posse, Canto pe’ dispietto

È un piacere ritrovarli, è un po’ come il boy scout che a furia di attraversare la strada è diventato vecchietta. Loro, professori emeriti della University of Secondigliano, un po’ scollati nel riproporre l’effetto Napule (e la paranza di San Precario, e le tarantelle pe’ campà) e con un titolo come Cattivi guagliuni (scetateve, guagliò), e ci manca solo che si adornino i giubbotti con delle stelle Mercedes. Vabbè, però sono i nostri ragazzi, e quando cantano hanno ancora un bel sound mediterrap come quando erano i pionieri e dominavano Sud di Salvatores.

3. Noel Gallagher’s High Flying Birds, Soldier boys and Jesus freaks

E non era lo stesso periodo, quello di Sud, quando scoprimmo quattro cialtroncelli di Manchester? Definitely maybe, 1994. Gli Oasis si sono pestati bannati scornati e son scoppiati, però rimane il song­writing di Noel, uno che farà sempre quelle canzoni lì e non le sbaglierà mai tutte, e quante storie per aver taggato (in The death of you and me) due accordi di Je so’ pazzo di Pino Daniele. Mo’ vi aggiusta lui, con un album più britannico dei Quality street e più caldo delle caldarroste. Iamme Liam!

Internazionale, numero 921, 28 ottobre 2011