05 aprile 2012 00:00

1. Enzo Avitabile feat. Co’ Sang, Mai cchiù

Il discorso “la tammurriata si sposa bene con l’hip-hop” è scoperta dell’acqua calda, come il Guardian quando definisce “up-and-coming” il romano rione Monti (mentre la Suburra era già bella brulicante di poeti e puttane quando Londra era ancora una palude di pescatori). Però che bella dimostrazione nella Black Tarantella, summa del sangue mediterraneo di Avitabile: i famosi bottai di Portici e il disciolto duo rap di Marianella sbaragliano superospiti e cariatidi da Raiz a David Crosby (via Franco Battiato e Bob Geldof).

2. Il triangolo, Nessuna pietà per quelli che odiano gli anni ‘60

“Fino ai diciotto si scrivon poe­sie / poi si cresce così come i rovi”. Tra tutti i gruppi con la prosopopea dei capelloni da tivù in bianco e nero, sono i meglio attrezzati: suono bombastico come se Phil Spector si fosse trasferito a Luino, gusto filologico del vibrato nelle voci, beat e arpeggi metallici, melodrammi all’arrangiata amara morriconica. Tutte le canzoni, l’album d’esordio, è frullato di Pulp ed Equipe 84, energia nostalgica e vita oltre il solito indie rock immusonito. Possono piacere anche al babbo alla mamma agli zii.

3. Management del dolore post-operatorio, Amore borghese

Altri abusano di aperitivi e altri stupefacenti e poi col cavolo che vanno a dire alla fidanza “sostanza dei giorni miei”: le dicono, per esempio, “dormirti addosso è come una puzza” (sic!). C’è tanta roba da demolire (e veramente ancora si dice “borghese” con quel tono dispregiativo?) in questo Auff!, titolo già di per sé scoglionato da abruzzesi post-rock. Quando si arrabbiano tanto suonano risaputi, ma qui, più ponderosi nel disdoro esistenzial-elettrificato, si rendono interessanti meglio che a indossare occhiali da sole citrulli.

Internazionale, numero 943, 6 aprile 2012