Il presidente francese Emmanuel Macron alla base navale di Toulon, il 19 gennaio 2018.

L’Europa della difesa congiunta torna nell’agenda politica

Il presidente francese Emmanuel Macron alla base navale di Toulon, il 19 gennaio 2018.
08 novembre 2018 11:49

Il dibattito sulla difesa congiunta è una vecchia chimera del progetto europeo, che ha generato molte più discussioni che manovre militari. Ma è anche un elemento centrale nella sovranità degli stati, e questo spiega la sua natura estremamente delicata.

Il presidente francese Emmanuel Macron l’ha provato sulla sua pelle questa settimana, dopo aver chiesto il 6 novembre, in un’intervista radiofonica, la nascita di “un vero esercito europeo” per difendere il continente dalla Russia. Il presidente è stato sommerso dalle critiche. Secondo Laurent Wauquiez, capofila dei Repubblicani, l’esercito europeo non è altro che un “fantasma”.

È poco probabile che il presidente francese pensasse alla nascita di un esercito continentale integrato, con soldati di tutte le nazionalità. Unità di questo tipo esistono già, come la brigata franco-tedesca fondata nel 1989. In realtà siamo più nel registro del simbolico che nella prefigurazione di un esercito di domani.

Macron probabilmente si riferiva alle iniziative in corso in diversi paesi d’Europa in materia di difesa.

L’idea di fondo è quella di un’Europa dalla geometria variabile, in cui alcuni paesi si organizzano e lasciano la porta aperta

A settembre la ministra della difesa francese Florence Parly era stata chiara: “Non possiamo nasconderci in eterno dietro il paravento americano”, aveva dichiarato davanti ai quadri della difesa nazionale francese. È una conseguenza dell’effetto Trump, ma non solo. In ogni caso è chiaro che l’Europa deve fare di più.

Il 7 novembre nove ministri della difesa europei erano riuniti a Parigi. La cornice di questo primo incontro non era né quella della Nato né dell’Unione europea, ma quella di un nuovo acronimo del continente: la Iei, Iniziativa europea d’intervento.

La Iei è totalmente sconosciuta, anche perché è nata solo a giugno su proposta della Francia. Raggruppa i paesi “capaci e desiderosi”, secondo la formula ufficiale, di proseguire su un piano operativo.

Volontà politica nuova
L’idea di fondo è quella di un’Europa dalla geometria variabile, in cui paesi che vogliono fare passi avanti in un determinato ambito si organizzano e lasciano la porta aperta a quelli che vorranno unirsi in seguito.

Tra i nuovi paesi che hanno partecipato alla riunione troviamo, al fianco della Francia, la Germania ma anche il Regno Unito, che nonostante la Brexit resterà legato all’Europa sulla sicurezza. La Francia e il Regno Unito hanno i due principali eserciti d’Europa, dotati di mezzi e di una cultura di intervento. L’Italia avrebbe dovuto partecipare, ma ha rinunciato dopo il cambio di governo.

Francia e Germania mantengono specifiche collaborazioni, come l’impegno a produrre insieme l’aereo da combattimento e il carro armato del futuro, progetti industriali inediti. Al livello dei 27, sono state lanciate altre iniziative, a cominciare da un fondo per la ricerca nel campo della difesa.

Finora è sempre mancata la volontà politica di emanciparsi, ma in nove o dieci potrebbe essere possibile ciò che non lo è stato in 27. Emmanuel Macron ne fa una questione di “vendita” politica dell’Europa che propone da due anni. La campagna per le europee è cominciata a tutti gli effetti.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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