Il presidente statunitense Donald Trump durante un incontro alla Casa Bianca, Washington, il 20 agosto 2019. Alla sua destra, John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale. (Alex Wong, Getty Images)

Senza John Bolton la diplomazia statunitense è meno guerrafondaia

Il presidente statunitense Donald Trump durante un incontro alla Casa Bianca, Washington, il 20 agosto 2019. Alla sua destra, John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale. (Alex Wong, Getty Images)
13 settembre 2019 11:23

Basterà l’allontanamento dalla Casa Bianca del guerrafondaio John Bolton a cambiare la diplomazia statunitense? La domanda circola insistentemente a Washington, dove la spettacolare decisione di Trump di liberarsi del suo consulente per la sicurezza nazionale potrebbe aver ridato slancio alla mediazione francese sull’Iran.

All’inizio di settembre l’iniziativa francese, che aveva animato il vertice del G7 a Biarritz, sembrava ormai condannata. L’ala estremista dell’amministrazione Trump, guidata da Bolton, aveva infatti operato una controffensiva diplomatica nei confronti della corrente contraria alla strategia della massima pressione su Teheran.

Ma il clima del tutto imprevedibile alla Casa Bianca è improvvisamente cambiato nel fine settimana, quando Trump ha annullato un incontro sull’Afghanistan prima di sbarazzarsi di Bolton a causa dei disaccordi su tutte le problematiche internazionali.

Il presidente degli Stati Uniti pensa soprattutto a farsi rieleggere l’anno prossimo. Nel contesto della politica internazionale il suo bilancio è piuttosto magro. Il suo idillio con il dittatore nordcoreano Kim Jong-un non ha prodotto risultati apprezzabili. In Afghanistan va avanti la guerra senza possibilità di ritirare i soldati. Infine i due regimi che Bolton riteneva spacciati sono ancora in sella (quello di Maduro a Caracas e quello dei mullah a Teheran).

Per Teheran la fine delle sanzioni è una premessa indiscutibile

Trump ha una qualità evidente: sa osare. Lo ha dimostrato con Kim e al momento sembra tentato da un incontro con il presidente iraniano Hassan Rohani. L’idea è stata ventilata a Biarritz (dove Trump si è mostrato piuttosto aperto) ed è tornata in auge negli ultimi giorni. L’argomento potrebbe essere all’ordine del giorno dell’assemblea generale delle Nazioni Unite alla fine di settembre. Ma c’è un dettaglio importante. Per ora gli iraniani rifiutano qualsiasi contatto con gli statunitensi, almeno fino a quando Washington continuerà a soffocarli con l’embargo petrolifero. Per Teheran la fine delle sanzioni è una premessa indiscutibile.

Ed è qui che entra in gioco il piano della Francia. Parigi propone di estendere all’Iran una linea di credito da 15 miliardi di dollari, garantita dal petrolio, in cambio di un ritorno di Teheran al rispetto dell’accordo sul nucleare del 2015 (che gli iraniani hanno cominciato a violare) e dell’apertura di nuovi negoziati. Washington non ha ancora accettato questa proposta, ma i segnali sono abbastanza forti da aver fatto calare il prezzo del barile in settimana, anticipando un possibile ritorno iraniano sul mercato.

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In ogni caso niente lascia pensare che i falchi del regime iraniano possano accettare questa proposta, malgrado l’impatto catastrofico delle sanzioni statunitensi sulla popolazione.

La trattativa andrà avanti, nello specifico attraverso il canale aperto dalla Francia, fino a un possibile incontro a New York. Al momento non possiamo fare previsioni credibili. Se il negoziato andrà a buon fine, comunque, dovremo ringraziare John Bolton, il cui avventurismo è riuscito a scoraggiare perfino Donald Trump.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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