12 gennaio 2022 09:41

Per comprendere ciò che sta accadendo in Russia vale la pena soffermarsi su una dichiarazione del capo della diplomazia russa Sergej Lavrov che ha suscitato un’accesa reazione in Europa centrale e orientale. Lavrov ha sentenziato che “la Nato è diventata un progetto ideologico destinato a recuperare gli orfani del crollo del Patto di Varsavia e dell’Unione Sovietica”.

La parola che ha fatto scalpore è “orfani”. Per Mosca, dunque, la Polonia, l’Ungheria o l’Ucraina sono bambini che hanno perduto i genitori. “Caro signor Lavrov, non siamo orfani di chi in passato ci ha occupati. Siamo un paese libero di scegliere il proprio futuro”, ha risposto un eurodeputato slovacco su Twitter.

Questo scambio è significativo dell’atteggiamento della Russia di Putin, che continua a osservare l’Europa con gli occhi dell’Urss senza però averne l’impostazione ideologica comunista. Mosca ritiene che tutto il periodo successivo alla fine dell’Urss, trent’anni fa, non conti nulla, e che la Russia conservi il diritto di controllare la sua vecchia zona di influenza. È questo il senso del negoziato partito il 10 gennaio a Ginevra tra russi e americani, finora senza risultati. La trattativa proseguirà il 12 gennaio a Bruxelles nell’incontro tra la Russia e la Nato, l’alleanza militare guidata da Washington.

Cosa c’è da negoziare? Questa è la domanda cruciale. Il capo della delegazione russa a Ginevra, Sergej Riabkov, ha dichiarato che “è imperativo che l’Ucraina non possa mai, in nessun caso, entrare nella Nato”.

Vladimir Putin è convinto che i tempi siano maturi per modificare i rapporti di forza

Mosca ha inoltre presentato due bozze di trattati agli americani, incentrati sulla concessione delle “garanzie di sicurezza” pretese da Putin. Ma i trattati vanno ben oltre la questione dell’Ucraina. Una clausola, per esempio, vieta di inviare truppe e materiale bellico oltre a quelli già presenti il 27 maggio 1997. Perché proprio questa data? Perché è il giorno in cui la Russia e la Nato hanno firmato un accordo per un dialogo… che non ha mai portato a nulla.

Tuttavia un paese come la Polonia, ammesso nella Nato nel 1999, vedrebbe la sua sovranità limitata a posteriori se il trattato proposto fosse ratificato. Difficile che l’Alleanza atlantica possa farlo, anche perché significherebbe accettare una nuova divisione dell’Europa.

Perché la Russia sta avanzando queste richieste proprio adesso? Esattamente come i suoi amici cinesi, Vladimir Putin è convinto che i tempi siano maturi per modificare i rapporti di forza. Cina e Russia ritengono che l’occidente sia indebolito, con gli europei troppo divisi e Joe Biden assorbito dai problemi interni. Per questo Putin ha deciso di fare pressione sull’Ucraina con l’invio di una gran numero di soldati, consapevole che nessuno è disposto a “morire per Kiev”.

La posta in gioco nella serie di incontri diplomatici in programma questa settimana sta nella possibilità di dire “no” a Putin senza scatenare una guerra in Ucraina che nessuno vorrebbe.

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Il paradosso è che il presidente russo, agendo in questo modo, ha dato una nuova ragione di esistere alla Nato, la stessa organizzazione che il presidente francese Emmanuel Macron aveva definito “in stato di morte cerebrale” in un’intervista concessa all’Economist. In passato alcuni, come Vaclav Havel nel 1989, hanno sognato una scomparsa della Nato insieme al Patto di Varsavia, ma oggi nessuno in Europa vuole privarsi della protezione contro una Russia sempre più minacciosa.

Tanto è vero che la Francia ha invitato il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg a partecipare, il 13 gennaio a Brest, a un pranzo informale tra i 27 ministri degli esteri e della difesa, un modo per rassicurare gli europei dell’est sulle intenzioni francesi. La Nato può ringraziare Putin per questo invito.

(Traduzione di Andrea Sparacino)