29 agosto 2022 10:05

Il 28 agosto due navi da guerra lanciamissili statunitensi hanno attraversato lo stretto di Taiwan, un passaggio marittimo di larghezza compresa tra 130 e 180 chilometri che separa la Cina continentale dall’isola di Taiwan, rivendicata dal governo cinese. È il primo episodio del genere dopo la visita a Taipei della presidente della camera dei rappresentanti Nancy Pelosi e dopo il conseguente spiegamento di forze cinese all’inizio del mese.

Si tratta di un test su scala reale per una regione estremamente delicata. Il passaggio delle navi statunitensi si è svolto senza problemi malgrado la presenza nei paraggi di otto imbarcazioni della marina cinese. Questo dimostra che nonostante la retorica e i gesti minacciosi, le due grandi potenze evitano accuratamente qualsiasi incidente diretto che possa innescare un’escalation. È una buona notizia, anche se non risolve nulla.

Gli americani hanno precisato che le loro imbarcazioni hanno navigato a pari distanza dalle due coste, un modo per sottolineare di volersi attenere al diritto alla libera navigazione in acque internazionali, garantito dai trattati.

La posta in gioco in queste manovre è semplice e al contempo considerevole. Sia la Cina sia Taiwan (insieme all’alleato statunitense) vogliono scrupolosamente impedire all’avversario di modificare lo status quo in proprio favore.

Pechino vuole evitare a tutti i costi che Taiwan ottenga un maggiore riconoscimento internazionale, perché il governo cinese considera l’isola come parte integrante del suo territorio e prima o poi intende recuperarla, anche con la forza se necessario. Da questo presupposto deriva la collera per la visita di Pelosi, a cui Pechino ha risposto con spettacolari manovre militari dissuasive.

La risposta cinese alla visita di Pelosi ha avuto vita breve

Washington rifiuta di abbandonare Taiwan al suo destino, ovvero alla mercé delle pressioni cinesi. Navigare regolarmente nello stretto di Taiwan è un modo per ricordare questa presa di posizione. Tra l’altro negli ultimi giorni si sono svolte altre visite di parlamentari statunitensi.

La risposta cinese alla visita di Pelosi ha avuto vita breve. Le manovre militari hanno impressionato per la loro ampiezza e per la dimostrazione delle capacità belliche (i cinesi hanno circondato l’isola impedendo qualsiasi approvvigionamento per giorni), ma non hanno cancellato il sostegno di Washington a Taiwan e non hanno cambiato i rapporti di forze in favore della Cina.

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Nel 2020 Pechino aveva annunciato di non riconoscere più l’esistenza di una “linea mediana” al centro dello stretto di Taiwan, che si era affermata come frontiera. Nel corso di alcune manovre recenti la marina e soprattutto l’aviazione cinesi hanno ripetutamente violato questa linea mediana. La marina degli Stati Uniti ha voluto dimostrare che questa frontiera esiste ancora.

Le due potenze hanno fatto in modo di evitare qualsiasi frizione, ma evidentemente si tratta di un gioco pericoloso. Lo stretto di Taiwan resta uno dei luoghi più esplosivi del pianeta.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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