Durante una guerra di solito si evita di affrontare i temi più delicati. Non in Israele, dove l’unità nazionale non impedisce alle divisioni ideologiche di emergere.

Il 27 novembre Benny Gantz, avversario di Benjamin Netanyahu entrato a far parte del gabinetto di guerra dopo il 7 ottobre, ha criticato duramente il progetto di bilancio presentato dal governo. Potrebbe sembrare una notizia insignificante, se non fosse che l’obiettivo dell’esecutivo era aumentare i fondi per le colonie nella Cisgiordania occupata. Gantz ritiene che tutte le risorse disponibili dovrebbero essere dedicate all’impegno bellico o a sostenere l’economia in crisi, non certo ai coloni.

La vicenda non è passata inosservata a livello internazionale. Il 27 novembre Josep Borrell, alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, si è detto “sconvolto” dai finanziamenti ai coloni nel bel mezzo della guerra. Con parole pronunciate in un incontro a Barcellona, in Spagna, e diffuse anche su X (Twitter), Borrell ha commentato: “Non si tratta di autodifesa e non renderà Israele più sicuro. Le colonie rappresentano una violazione del diritto internazionale umanitario e costituiscono la più grande debolezza della sicurezza di Israele”.

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Per capire la situazione bisogna tenere presente la natura della coalizione di Netanyahu. Il ministro delle finanze Bezalel Smotrich e il suo partito di estrema destra, Sionismo religioso, sono a favore di una colonizzazione a oltranza. Nonostante la guerra, Smotrich continua a portare avanti il suo programma ideologico.

La settimana scorsa all’interno del governo israeliano c’è stato un dibattito acceso sulla tregua in corso, a cui l’estrema destra si è opposta. Alla fine il partito di Smotrich ha votato a favore dell’accordo, al contrario dell’altra formazione di estrema destra, quella del ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir.

Questa spaccatura resta forte nonostante la situazione drammatica che Israele vive dal 7 ottobre. L’estrema destra non vuole fare concessioni sulla questione dei territori palestinesi, mentre Joe Biden, primo sostenitore dello stato ebraico, ripete di continuo di essere favorevole alla soluzione dei due stati e chiede una trattativa politica.

Il 27 novembre Gantz e Smotrich hanno accettato un compromesso che prevede una riduzione dell’aumento dei finanziamenti ai coloni. Ma questa piccola crisi resta significativa.

Anche durante la guerra, in Israele la vita politica continua. Diverse manifestazioni sono state organizzate per chiedere le dimissioni immediate del primo ministro Netanyahu, giudicato responsabile del fallimento della sicurezza lo scorso 7 ottobre. Il regolamento di conti avverrà sicuramente alla fine delle operazioni militari attraverso una commissione d’inchiesta, com’è successo in situazioni simili dopo la guerra del 1973 o l’invasione del Libano del 1982.

Gantz è attualmente il favorito nella corsa a prendere il posto di Netanyahu se, come molti prevedono, il premier non sopravviverà politicamente alla crisi. È dunque a lui che spetterà il compito di guidare il paese nel dopoguerra. La questione delle colonie rappresenta un enorme ostacolo sulla via di una soluzione al conflitto israelo-palestinese. La polemica sulla legge di bilancio, tutt’altro che irrilevante, anticipa i dibattiti futuri.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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