05 dicembre 2020 10:03

Salutammo mia madre alla vigilia di Natale del 1996. Era morta pochi giorni prima a causa di una lunga e dolorosa malattia, ma la sua fine era stata improvvisa. Non dev’essere facile organizzare un funerale alla vigilia di Natale, ma in qualche modo mio padre ci riuscì. E mise anche i regali dei bambini sotto l’albero. Penso di saperne qualcosa di quello che rovina o non rovina il Natale. È sconcertante, quindi, leggere le speculazioni della stampa britannica sul fatto che Boris Johnson “salverà il Natale”, come se fosse un elfo di un film per le feste (un ruolo per il quale è più qualificato rispetto a quello di primo ministro). La loro idea è che se alla fine di dicembre il paese sarà ancora bloccato, il Natale sarà rovinato. Se invece il lockdown verrà sospeso, come è previsto, il Natale sarà salvo. Considerato il disperato bisogno di Boris Johnson di piacere alle persone, scommetterei sulla seconda ipotesi. Non mi fraintendete: amo il Natale. Ma per quanto riguarda la mia famiglia, preferisco non rischiare di fare a tutti il ​​dono involontario del covid-19, indipendentemente dal fatto che sia consentito o meno.

Invece, per quanto riguarda l’economia, il Natale conta meno di quanto si crede. Joel Waldfogel, autore del libro Scroogenomics, stima che su 100 sterline spese nel Regno Unito in un anno normale, agli acquisti di dicembre si possono attribuire poco più di 50 centesimi. Naturalmente, alcuni negozianti e ristoranti saranno duramente colpiti se le spese natalizie saranno impedite dal governo. Ma cerchiamo di essere onesti: ampi settori dell’economia sono già stati devastati e questo sarebbe successo con o senza le restrizioni. Poche persone vogliono assistere a una pantomima durante una pandemia.

Ci sono persone a cui il Natale non interessa: alcune celebrano il Diwali o l’Hanukkah o l’Eid al Fitr e altre festeggiano Natale il 7 gennaio. Ma è una celebrazione collettiva

Il covid-19 è un disastro per la sanità pubblica; il lockdown è una risposta molto approssimativa e costosa. Entrambi questi fatti sono veri indipendentemente dal periodo dell’anno. Esistono tesi credibili sia a favore sia contro il lockdown, e se un lockdown colpisce il Natale, Halloween o San Valentino è irrilevante. Pensate a cosa rende divertente il Natale: i regali, le feste, i canti natalizi, le riunioni di famiglia e i bambini piccoli con gli occhi sgranati. Quest’anno i canti natalizi si dovranno fare all’aperto, con o senza lockdown. Alcuni scambi di regali e cenoni ci saranno comunque all’interno di bolle familiari. Altri festeggiamenti si possono rinviare fino a quando non saranno sicuri. E Babbo Natale metterà lo stesso i regali sotto l’albero.

Il Natale è motivo di dibattito politico non perché rappresenta un’opportunità unica per divertirci, ma perché rappresenta un’opportunità unica per divertirci tutti nello stesso momento. “Tutti” è un’esagerazione. Ci sono persone a cui il Natale non interessa: alcune celebrano il Diwali o l’Hanukkah o l’Eid al Fitr e altre festeggiano Natale il 7 gennaio. Ma è comunque una celebrazione collettiva. Il Natale, infatti, produce una delle poche esplosioni di felicità di massa abbastanza grandi da essere visibili attraverso l’analisi di Twitter. Sul sito Hedonometer.org un gruppo di ricercatori traccia le emozioni positive e negative in tutto il mondo in base alle parole usate nei tweet.

Il giorno di Natale spicca ogni anno. Questo si deve in parte al fatto che i ricercatori associano al Natale l’aggettivo “felice”. Non dobbiamo saltare alla conclusione errata che questa festa sia un momento di gioia senza precedenti, ma a Natale la gioia è collettiva, o almeno simultanea. Ecco perché i giornali se ne occupano ed ecco perché il governo non vuole “rovinarlo”. Ma è anche qualcosa che ognuno di noi deve ridimensionare. È possibile assaporare molte delle gioie del Natale – le cene, la famiglia e il divertimento – in qualsiasi momento dell’anno. Ma stavolta forse non lo faremo tutti contemporaneamente (e potete immaginare i titoli dei giornali se questo non fosse possibile). Ognuno di noi dovrebbe pensare a cosa apprezza del Natale e a come affermare quei valori indipendentemente dalle circostanze. E, in ogni caso, ci saranno altri Natali.

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Certo, per alcune persone non è così. Qualcuno non ne vedrà un altro e potrebbe aver voglia di abbracciare la sua famiglia un’ultima volta. Altri sono isolati nelle case di riposo. Le persone affette da demenza, perfettamente in grado di godersi una visita faccia a faccia, faticano a interagire su Skype o con qualcuno che porta la mascherina. Ma teniamo fuori il Natale da questo dibattito. L’isolamento delle persone nelle case di riposo è intollerabile. Ma è altrettanto intollerabile esporre gli ospiti di una casa di riposo al rischio di un focolaio di covid-19. Questa è un’altra delle scelte dolorose che la nostra società sta facendo. Non sono sicuro che sia la cosa giusta, ma sono sicuro che, rispetto a questo dilemma, il Natale è un fatto secondario. La morte di mia madre ci colpì duramente. Era giovane, e lo eravamo anche noi. Forse sarebbe stato più facile da sopportare se fosse morta a novembre o se, soffrendo terribilmente, fosse arrivata fino a gennaio. Ma non credo.

(Traduzione di Bruna Tortorella)

Questo articolo è uscito sul numero 1386 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati