Il 53 per cento dei cittadini italiani è favorevole all’euro. L’ha rivelato l’ultima indagine Eurobarometro, svolta alla fine del 2013 nei 28 paesi dell’Unione europea.

Anche se è dieci punti sotto la media europea, la percentuale degli italiani favorevoli all’euro sembra aver retto ai pesanti colpi della crisi. Tra i paesi fuori dell’eurozona, invece, solo un terzo della popolazione apprezza la moneta unica: si potrebbe dire che l’adesione all’euro abbia seguito un processo democratico di scelta. I cittadini europei, però, si attendono di più dall’Europa: il 90 per cento del campione ritiene necessario rafforzare la cooperazione comunitaria per affrontare i problemi economici e finanziari.

Eppure, come evidenzia Rony Hamaui su

lavoce.info, il confronto pubblico a livello europeo segue altri binari, tra chi chiede un allentamento dei vincoli di bilancio e chi considera sufficiente mettere in atto riforme interne per superare la crisi. Poi c’è chi si augura l’abbandono della moneta unica per favorire la competitività.

Che i cittadini europei siano più europeisti dei loro governanti? Pare proprio di sì. E non solo in materia di economia: il 63 per cento degli intervistati, per esempio, auspica più interazione sulle questioni di politica estera, finora osteggiata da gran parte degli stati membri. È arrivato il momento, quindi, di rilanciare l’azione europea: da una parte avvicinando il cittadino alle istituzioni comunitarie, troppe volte percepite come lontane e antidemocratiche, e dall’altra allargando ulteriormente il campo d’intervento della Unione europea.

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