06 marzo 2017 19:00

Marco Lodoli, Il fiume
Einaudi, 101 pagine, 14,50 euro

Federico Fellini avrebbe adorato la passeggiata notturna che propone Marco Lodoli nel suo breve ma preziosissimo racconto Il fiume. Con Alessandro, il narratore, e Damiano, suo figlio di dieci anni determinato a ritrovare l’uomo che l’ha salvato quando ha rischiato di annegare nel Tevere, ci tuffiamo in una Roma molto simile a quella che affascinava il regista della Dolce vita. E non importa se gli ospiti della festa nel palazzo nobiliare sono dei vecchi rimbambiti. Se i clown e i trapezisti del circo hanno, quella notte, come unico spettatore un bambino cieco. Anzi.

La passeggiata attraverso la città, alla ricerca di un inafferrabile sconosciuto, diventa sempre più onirica, anche con qualche incubo. Per Alessandro, che si vergogna di non essersi buttato nel fiume per salvare il figlio, è un’occasione per riflettere sulla propria vita, quasi un viaggio iniziatico. All’alba, dopo tante disavventure e anche se non si è ritrovato il misterioso soccorritore, il rapporto tra padre e figlio è indenne o forse è addirittura migliore. “Ho sognato che ero caduto nel fiume, era notte là sotto (…). Ti ho aspettato per ore”, racconta Damiano. “Poi tu sei arrivato e mi hai salvato”.

Questa rubrica è stata pubblicata il 4 marzo 2017 a pagina 84 di Internazionale. Compra questo numero| Abbonati