Per chi ha cominciato a lavorare in proprio nel corso dell’ultimo anno è arrivato il momento di pagare le tasse. Nelle prossime settimane dovrà fare la dichiarazione dei redditi, calcolare quanto ha guadagnato e valutare se ne è valsa la pena. Negli uffici in cui si trovano i moduli per i pagamenti si formano lunghe file fin dalla mattina.

Ci sono persone che hanno guadagnato bene e altre che ci hanno rimesso. Non è una sorpresa, considerata la mancanza di formazione contabile e imprenditoriale. Una parte dei cubani che hanno aperto bar, videoteche, negozi di musica o centri di estetica deve ammettere che le cose non sono andate bene. A Cuba, oggi, lavorano nel settore privato quasi 400mila persone. Un numero ancora basso se paragonato ai dipendenti pubblici.

Le piccole iniziative private hanno ottenuto visibilità grazie alla loro qualità, alla dedizione e all’ingegno, ma non è tutto rosa e fiori. La mancanza di un mercato all’ingrosso, le tasse alte e la scarsa formazione imprenditoriale ostacolano il settore privato emergente. Inoltre molti usano il lavoro autonomo per risparmiare e poter emigrare.

Quando hanno i soldi per il passaporto e il visto, chiudono l’attività. Eppure qualcosa sta cambiando. Anche il nervosismo per le tasse è un’esperienza nuova che crea atteggiamenti sconosciuti. L’autonomia economica sta portando all’autonomia politica, e né le tasse né il numero eccessivo d’ispettori riusciranno a evitarlo.

Traduzione di Francesca Rossetti

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