Una moschea danneggiata dall’esplosione di un deposito di armi a Baghdad, il 13 agosto 2019. (Khalid al Mousily, Reuters/Contrasto)

L’Iraq non vuole diventare il teatro di una guerra per procura

Una moschea danneggiata dall’esplosione di un deposito di armi a Baghdad, il 13 agosto 2019. (Khalid al Mousily, Reuters/Contrasto)
26 agosto 2019 16:32

Per la quarta volta in un mese Baghdad è stata scossa da una forte esplosione. È successo il 20 agosto in una località vicina alla base aerea di Balad, circa 80 chilometri a nord della capitale. In tutti questi quattro casi a essere presi di mira sono stati dei depositi di armi e munizioni appartenenti alle Forze di mobilitazione popolare (Pmf), le milizie sciite irachene sostenute dall’Iran. L’ultimo episodio è stato in realtà una serie di esplosioni durata alcune ore in un magazzino che conteneva razzi, che hanno causato la morte di due combattenti e il ferimento di altri cinque.

Il primo ministro iracheno Adel Abdul Mahdi ha visitato il luogo dell’incidente vestito in uniforme militare e ha chiesto indagini immediate, ma finora non c’è stata nessuna rivendicazione ufficiale. Non è chiaro se l’esplosione sia da attribuire a una cattiva gestione dell’arsenale, alle alte temperature oppure se sia stata causata da un attacco aereo. Alcuni esponenti dei gruppi armati accusano Israele di aver condotto una serie di bombardamenti con droni. Lo scorso anno Israele aveva minacciato di colpire strutture iraniane sospette in Iraq così come ha fatto con i numerosi bombardamenti aerei in Siria.

Uno dei leader delle Pmf (anche note come Al Hashd al Shaabi), Abu Mahdi al Muhandis, molto legato al leader delle Guardie rivoluzionarie iraniane Qassem Soleimaini, ha accusato gli Stati Uniti di aver effettuato un raid aereo e ha promesso una dura rappresaglia, mentre il capo delle Pmf Faleh Fayad ha smentito le affermazioni sul coinvolgimento statunitense. Il primo ministro, il presidente e il presidente del parlamento hanno tenuto un vertice di emergenza il 22 agosto e hanno deciso di sostenere la linea adottata dal premier, che non vuole che l’Iraq sia coinvolto in un conflitto regionale.

Il primo ministro era stato criticato, anche dai suoi sostenitori, per non essere riuscito a tenere il paese al sicuro nello scontro tra Iran e Stati Uniti. Sul suolo iracheno la guerra tra i due avversari è già cominciata.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

La squalifica per doping dovrebbe far paura a tutti i russi
Leonid Bershidsky
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.