Una protesta a Baghdad, Iraq, il 25 ottobre 2019. (Thaier al Sudani, Reuters/Contrasto)

In Iraq le proteste causano decine di morti e sfidano il governo

Una protesta a Baghdad, Iraq, il 25 ottobre 2019. (Thaier al Sudani, Reuters/Contrasto)
28 ottobre 2019 14:16

È stata davvero una giornata difficile quella del 25 ottobre in Iraq. I manifestanti hanno cominciato a radunarsi in piazza Tahrir a Baghdad dalla notte precedente. Alcuni si sono mossi direttamente in direzione della Green Zone e del palazzo del parlamento. Molti dei deputati e dei ministri avevano lasciato le proprie case nella Green Zone prima di venerdì. I militari in uniforme nera hanno attaccato i manifestanti con i gas lacrimogeni per respingerli dal ponte della Repubblica verso piazza Tahrir. Ci sono state proteste anche in dieci città minori del paese. In diverse occasioni si sono uditi slogan contro l’Iran. Al sud i manifestanti hanno attaccato le milizie filoiraniane.

I manifestanti uccisi sono stati più di sessanta, sia nella capitale sia nelle province meridionali del paese. Il religioso Muqtada al Sadr ha rinunciato alla sua neutralità, invitando i suoi sostenitori e la popolazione a tornare in piazza venerdì. Ora i manifestanti a Baghdad hanno messo in piedi un accampamento in piazza Tahrir, determinati a rimanere lì a lungo.

Tutti si aspettavano che il primo ministro Adel Abdul Mahdi annunciasse le sue dimissioni giovedì, ma nel suo ultimo discorso il premier si è limitato a ripetere le solite promesse. Con voce sommessa Abdul Mahdi ha paragonato la sua storia a quella di Yousuf raccontata nel Corano (il Giuseppe biblico), per lamentarsi del cattivo trattamento ricevuto dai suoi fratelli, cioè da coloro che prima lo hanno nominato alla sua carica e poi lo hanno abbandonato.

Da quando è salito al potere, nell’ottobre del 2018, Abdul Mahdi ha promesso di combattere la corruzione. I suoi critici dicono che è stato troppo lento e debole. Nella sua ultima dichiarazione sull’uso della violenza contro i manifestanti ha parlato di 157 persone uccise e 5.449 feriti solo a ottobre, ma non ha rivelato chi sarebbe il “terzo attore” responsabile di aver dato l’ordine di aprire il fuoco.

“Oggi è stato un giorno molto critico della storia moderna dell’Iraq. Saranno i manifestanti a decidere dove andare. Ormai non è più una protesta, ma una rivoluzione per rovesciare il governo”, ha scritto un attivista su Facebook. Ma non è chiaro cosa succederà nel prossimo futuro.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

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