19 aprile 2021 14:34

Un gruppo armato iracheno sconosciuto e filoiraniano ha annunciato che la tregua con le forze statunitensi è finita il 14 aprile. A conferma di questo, lo stesso giorno la milizia ha lanciato un drone contro le forze statunitensi nei pressi dell’aeroporto di Erbil, nel Kurdistan iracheno, e ha colpito con tre razzi una base turca nella città irachena di Bashiqa, a nordest di Mosul, uccidendo un soldato turco.

Gli attacchi contro l’ambasciata e le forze statunitensi in Iraq non si sono mai interrotti dopo l’uccisione del comandante iraniano Qassem Soleimani all’aeroporto di Baghdad il 3 gennaio 2020. Questi attacchi sono diventati un’attività quotidiana delle milizie sciite riunite in un’alleanza chiamata “Resistenza islamica”.

Le truppe statunitensi all’aeroporto di Erbil erano già state prese di mira a febbraio, in un attacco in cui un contractor ha perso la vita. Secondo gli autori dell’attentato il loro obiettivo era inviare agli Stati Uniti il messaggio che in Iraq non c’è un posto sicuro per loro, neppure nella regione curda.

Un nuovo ruolo
Ma l’ultima operazione sembra segnalare l’inizio di una nuova ondata di attacchi contro la presenza turca in Iraq, oltre a quella statunitense.

L’operazione apre una finestra per un nuovo ruolo della Turchia nel nord dell’Iraq, che va oltre le sue attività contro il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk). Il presidente del governo regionale del Kurdistan, Masrour Barzani, e il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, durante una telefonata hanno accettato di cooperare nelle indagini per individuare i responsabili dell’attacco contro le basi militari turche nel Kurdistan iracheno.

Gli Stati Uniti hanno risposto come al solito con bombardamenti aerei contro le milizie sostenute dall’Iran sul confine tra Iraq e Siria. Ma la reazione turca finora resta incerta. Ankara agirà nell’ambito della nuova cooperazione con gli Stati Uniti o in accordo con il governo regionale del Kurdistan? O con entrambi? In ogni caso si tratterà di una nuova fase nello scontro militare con l’Iran sul suolo iracheno.

(Traduzione di Francesco De Lellis)