Valuta le cotolette

12 febbraio 2020 16:34

Avvertenza. Il linguaggio di questa rubrica è diretto ed esplicito.

Io e il mio fidanzato avevamo problemi di coppia, poi un giorno abbiamo provato una novità: il pegging. A lui l’idea andava, ma ne aveva paura, e a volte diceva che lo schifava. Poi abbiamo provato, ed è stato meglio del sesso normale, nonché del bdsm con tanto di bondage. A letto non avevamo mai sperimentato un’intesa emotiva del genere. Per dire: l’ho penetrato tre volte nel giro di ventiquattro ore. Ora ha cominciato a dire che nella coppia vuole fare “la femmina”. Non è che voglia cambiare sesso e diventare donna, ma vorrebbe essere più “femmina” dal punto di vista sessuale ed emotivo. Io lo trovo eccitante, oltre che un atto d’amore. Mi sono sempre presa cura di lui in modo amorevole, ma così il rapporto si arricchisce un sacco. Mi sento in colpa ad aver scritto questa pappardella per poi fare una domanda così semplice, ma… come faccio a diventare più “maschio” per un fidanzato che vuole essere più “femmina”? Non solo sessualmente, ma nella vita di tutti i giorni.

– The Boyfriend Experience

“È incredibile che queste due persone si siano trovate”, dice Key Barrett, antropologo. “Sanno comunicare, e chiaramente anche creare spazi di vulnerabilità condivisa da esplorare”.

Barrett studia i cosiddetti “rapporti di coppia a guida femminile” (in inglese female-led relationship, o Flr) e scrive libri – di saggistica e narrativa – sul tema, TBE, e il suo timore principale è che il tuo fidanzato ceda a una “frenesia di sottomissione”, ovvero un incontenibile desiderio di realizzare le sue fantasie tutte in una volta. Pur non essendo voi nuovi alla sessualità alternativa – nella lettera nomini il bondage – adesso avete trovato un’opzione che attinge a desideri profondi, e correre non vi conviene. “Il pegging ha scoperchiato un enorme vaso di emozioni e sensazioni nuove”, dice Barrett. “Il che è stupendo, ma devono procedere con calma, specie se vogliono integrare questo tipo di dinamica nella vita quotidiana”.

Un’altra cosa da tenere a mente è che il pegging, pur molto piacevole, non risolverà i vostri sottintesi (e imprecisati) “problemi di coppia”. A meno che, ovviamente, il problema non fosse l’ansia del tuo fidanzato all’idea di chiederti di penetrarlo. Se temeva di doversi rimangiare quanto detto in precedenza, o che per questo motivo tu lo giudicassi, lo umiliassi o addirittura lo lasciassi, allora forse la causa del conflitto era quella, e il pegging – miracolosamente – si è rivelato la soluzione.

Ma tu, in fin dei conti, di questi altri problemi non mi chiedi – nemmeno li nomini – e quindi concentriamoci sulla questione vera: tu che fai “il maschio” e il tuo fidanzato che fa “la femmina”.

“Il fidanzato vuole che TBE sia ‘il maschio’ della coppia per convalidare il suo desiderio di essere ‘femmina’”, osserva Barrett, “e mi sembra che a lei la cosa vada bene, anche se ammette che questo richiederebbe più delle amorevoli attenzioni che già gli offre. È un timore legittimo. Il desiderio di lui di portare le sue fantasie fuori della camera da letto e fonderle con la quotidianità rischia di trasformare TBE in un distributore di fantasie sessuali. E poi c’è la questione degli stereotipi di genere che il fidanzato mostra di abbracciare. Essere dominanti non è appannaggio esclusivo degli uomini, così come la sottomissione non è necessariamente un tratto ‘femminile’. Esistono molti maschi alfa perfettamente capaci di sostenere la donna di cui si fidano anche in un rapporto di coppia a guida femminile. E non sono rapporti basati su stereotipi, spesso anzi li ribaltano. In questo senso, ogni rapporto a guida femminile è unico”.

Benché il tuo fidanzato possa aver descritto la dinamica che lo eccita semplicemente con le parole “voglio fare la femmina”, per alcuni uomini sacrificare il potere e i privilegi “maschili” è una componente intrinseca del sottomettersi a una donna dominante. E va benissimo anche questo.

“Se lui vuole legittimamente sostenerla come partner sottomesso e adorante perché lo considera un ruolo ‘femminile’, la cosa può funzionare”, spiega Barrett. “Appoggiare le sue decisioni e diventare un compagno più presente potrebbe effettivamente piacergli, così come a lei potrebbe piacere il sostegno e il senso di conferma ricavati da un partner che gioisce dei suoi successi e della sua forza. Questo potrebbe soddisfare la parte ‘prendermi cura di lui come se il fidanzato fossi io’ (quanto amore in queste parole!) risultandole comunque naturale”.

E dunque da dove cominciare, per diventare il “maschio” della coppia?

“Anche in questo caso, devono cominciare dalle piccole cose”, risponde Barrett. “Per esempio delegare al fidanzato qualcuno dei compiti solitamente affidati a TBE, che a sua volta potrebbe dirgli come vuole che vengano svolti”, di qualunque cosa si tratti (lavare i piatti? Fare il bucato? Succhiare il cazzo?), “contribuendo così a garantire il risultato che desiderano. Consiglierei anche qualche lettura per capire in cosa consistono o meno le relazioni a guida femminile. Il bdsm, per esempio, è spesso una possibilità, ma non un requisito irrinunciabile. E devono sempre ricordare che la parola chiave, in ‘relazione a guida femminile’, è per l’appunto ‘relazione’”.

– Seguite Key Barrett su Twitter: @KeyBarrettMSc.

(Illustrazione di Francesca Ghermandi)

Sono una donna e mi ha da poco contattato su un’app un tizio che si definisce “lesbico”. Basandomi sulle sue foto profilo, si tratta di un uomo cis bianco e dall’aspetto maschile che, pur definendosi queer, è attratto solo dalle donne. E con “aspetto maschile” intendo che sarebbe impossibile distinguerlo in una fila di maschi eterosessuali medi: vestiti anonimi, barbetta di una settimana, brutto taglio di capelli. Ovvio che nessuno ha il dovere di proclamare la sua identità di genere con l’abbigliamento o la cura di sé, ma com’è possibile che questo non sia etero?

– Perplexed

“Caso vuole che io sia una lesbica di quelle ‘vecchio stampo’, pur non essendo quel che comunemente si dice ‘vecchia’”, risponde Arielle Scarcella, popolare YouTuber lesbica (youtube.com/Arielle) con più di 600mila iscritti. “Ai tempi in cui feci coming out, nel 2005, se una persona di sesso maschile che viveva da uomo – ovvero un maschio il cui modo di presentarsi era sempre percepito come maschile – sosteneva di essere lesbica, noi non gli davamo retta. Nel 2020, però, l’unica cosa accettabile sembra accettare che tutti siano ciò che dicono di essere. Io dissento. Essere lesbica, essere donna, dipende anche da fattori culturali e sociali. Non è solo un’identità. Il fatto di vivere nel mondo come donne conta. Un maschio biologico dall’aspetto maschile che fa sesso solo con donne non saprà mai cosa significa essere trattata da donna o da lesbica. Può definirsi come vuole, naturalmente, ma sarà comunque percepito come un maschio eterosessuale con il feticismo delle donne queer”.

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Vado per i 30 e sono genderfluid. Ho un fisico maschile, ma a volte mi sento più femmina. Di colpo non riesco a scrollarmi di dosso il desiderio di avere il seno. Guardo le donne che portano la terza o la quarta e vorrei anch’io avere le tette grosse. Mi sto informando sugli interventi di chirurgia plastica, ma il fatto è che vivo nel Midwest. È meno peggio che nel sud, ma qui sono comunque in tanti a considerare peccato il fatto di violare le norme di genere. Mi sa che nemmeno io so che voglio chiederti, forse solo se è una cosa normale.

– Bro Obsessed Over Bust Size

È anormale – in senso letterale e non dispregiativo – che una persona “di sesso maschile assegnato alla nascita” e dall’aspetto maschile voglia schiaffarsi due belle tette su un corpo per il resto mascolino. Ma chissene, no? Se ti preoccupa l’accoglienza che potrebbero ricevere le tue tette nel Midwest, allora forse potresti procurarti un paio di quelle che le drag queen americane chiamano “chicken cutlets” (cotolette di pollo), vale a dire dei cuscinetti di silicone da infilare nel reggiseno, e provare a indossare quelle. Per la cronaca, ragazzi: non sto equiparando il genderfluid al drag, anche se tante drag queen (non tutte) si definiscono genderfluid, e tante persone genderfluid (non tutte) fanno drag (non mi stancherò mai di ballare il tip tap in questo campo minato). Ma all’epoca in cui io facevo drag, BOOBS, un paio di cotolette piazzate con cura sotto i pettorali creavano un effetto-tetta molto realistico. Valuta le cotolette come possibilità – temporanea e non chirurgica – per testare sia i concittadini sia il tuo desiderio di avere il seno.

(Traduzione di Matteo Colombo)

Savage love è una rubrica di consigli sessuali e di coppia pubblicata su The Stranger.

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