03 giugno 2020 17:01

Avvertenza. Il linguaggio di questa rubrica è diretto ed esplicito.

Allora: sono un gay di 32 anni che fatica a non perdersi tra i pensieri quando fa sesso. Credo che i problemi siano vari. L’unico che non ho, è che da solo funziono benissimo. Quando sono single o “disponibile” va tutto bene. Diciamocelo: sono di bocca buona e mi piace così. Ma quando investo in una persona, quando cerco di avere un rapporto vero, il sesso ne risente. Con una persona a cui tengo, mi agito. Mi sento piccolo sia mentalmente che fisicamente. E ho paura di avercelo piccolo. Me lo sono misurato e fotografato, e so che non lo è, ma la vocina nella testa è sempre lì che chiede… sarò abbastanza? Al momento sono in coppia aperta con un uomo che conosco da dieci anni. Lui è stupendo. Spesso mi viene duro come il marmo anche solo a stargli accanto in relax. Ma più ci si avvicina al sesso vero, più mi prende l’agitazione. Mi cambia perfino il respiro, come se mi vergognassi di desiderare tanto una persona. O una cosa? È frustrante, perché non c’è niente che vorrei di più che scopare allo sfinimento come conigli. Lo amo e vorrei riuscire a soddisfarlo sessualmente. L’intimità, i discorsi, la sintonia che abbiamo… tutto il resto è fortissimo. Ma ho paura che il mio problema possa compromettere un futuro insieme. Non è che lui abbia espresso preoccupazione, ma io ho paura. Ho valutato la possibilità della terapia ma l’idea di parlare faccia a faccia con uno sconosciuto della mia vita sessuale mi scoraggia. Insomma, che faccio? L’altra idea è quella di bendarlo e dire “in alto i calici!”.

–Dazed In Love

Insomma non vuoi parlare con uno psicologo dei tuoi problemi – che vanno ben al di là del sesso – ma sei disposto a farlo con me e con i lettori. Capisco che sia diverso, DIL, perché a me, mentre parliamo del tuo uccello, non devi guardarmi negli occhi. Ma in giro ci sono terapisti specializzati nell’aiutare la gente ad affrontare i problemi sessuali, e in genere sono bravissimi a mettere a loro agio i nuovi pazienti. Devono esserlo. Ti inviterei quindi a fare qualche seduta con un/una psicologa queer sessualmente aperta. Parlare del tuo uccello con un’estranea all’inizio sarà imbarazzante, chiaro, ma è come leccare il culo, DIL: più lo fai, meno strano sembra. E nel giro di qualche seduta la terapista non sarà più un’estranea (per trovare una/un terapista sessualmente progressista, vai sul sito dell’American association of sexuality educators, counselors and therapists: aasect.org).

Nel frattempo, DIL, benda pure il fidanzato. Se lui è d’accordo, ovviamente, ma non vedo perché non dovrebbe esserlo. Mi sembra che tu abbia una paura irrazionale di essere visto. Se il fidanzato potesse davvero vederti nudo – pensi tu, DIL – e in particolare se vedesse bene il tuo uccello, di punto in bianco deciderebbe – anche se ti conosce da dieci anni e chiaramente gli piaci – che per lui non sei “abbastanza”. Allora tu non farti guardare. Bendalo.

Non mentirgli sul motivo per cui vuoi bendarlo – digli che sei un po’ insicuro – e inserendo l’elemento della benda riesci a trasformare l’insicurezza in un gioco eccitante. Riuscire a fare sesso con il fidanzato senza preoccuparti che ti misuri il cazzo ti permetterà innanzitutto di goderti il sesso, e poi chissà? Dopo qualche bella scopata (o decina di scopate) con il fidanzato a percezioni ridotte, la tua sicurezza in te stesso potrebbe ricevere lo stimolo che le serve, e ti sentirai meno insicuro del tuo uccello o quel che sia.

E se anche ce l’avessi piccolo, DIL – e non è così, lo dimostrano misurazioni e foto – potresti comunque fare del gran sesso con il fidanzato. Il gran sesso possono farlo tutti, indipendentemente dalle dimensioni dell’uccello, e perfino dalla presenza dell’uccello. E se anche con il fidanzato bendato ti agiti e hai paura di ammosciarti, DIL, puoi allentare la pressione godendoti gli atti sessuali che non richiedono l’erezione. Puoi essere passivo, puoi succhiarglielo, puoi stimolargli il culo con dei toys, puoi sedertici in faccia mentre lui si fa una sega eccetera. Mille cose puoi fare, anche senza l’uccello.

Ma facciamo un passo indietro, DIL: tra intimità e sesso eccitante c’è spesso una correlazione negativa, nel senso che più intimo diventa un rapporto, meno eccitante risulta il sesso. Chiunque abbia guardato più di una sitcom americana avrà sentito un milione di battute su questo triste fatto. Chi è in una coppia sessualmente esclusiva e vuole comunque che nella sua vita il sesso sia eccitante deve lavorare con il/la partner a una soluzione del problema. Ma chi è in coppia aperta e può fare sesso altrove, be’, ha sia l’amore, l’intimità e il buon sesso con il/la partner, sia le avventure e il sesso nuovo e insolito con altre persone.

(Illustrazione di Francesca Ghermandi)

Sul piano ideale, naturalmente, chi ha una relazione aperta vorrebbe – e per chi sta in una relazione aperta ciò è possibile – fare del buon sesso sia con il/la partner stabile sia con altre persone. Ma c’è chi non riesce a farla funzionare, DIL. Per quanto si sforzi, c’è chi con un partner stabile non riesce fare sesso disinibito e senza imbarazzi. Più si sente legato a una persona, più i rischi sono alti, più tempo hanno passato insieme meno il sesso gli risulta eccitante. Di solito chi ha questo problema – chi non riesce a fare del gran bel sesso con una persona con cui sta da tanto, tanto tempo – è in coppia monogama, nonché – a giudicare dalle battute delle sitcom – profondamente (ma comicamente) infelice. Tu non sei in coppia monogama, DIL, per cui se viene fuori che non riesci a fare sesso con un partner stabile – se non riesci a integrare quelle due cose – non devi per forza fare a meno del buon sesso. Puoi avere l’intimità a casa e il gran sesso altrove.

Ma è una lama a doppio taglio, DIL, perché se poi il gran sesso lo trovi altrove, magari non ti senti motivato a metterci l’impegno – provare con la terapia, procurarti quella benda, affrontare le varie questioni – che ti permetterebbero di fare del gran sesso con il tuo compagno e con altri.

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Sto col mio ragazzo da tre anni. Sono una donna di 27 anni, ed è stata la mia prima relazione “vera”. Prima di conoscerlo, mi definivo una che saltava da un cazzo all’altro. Svolazzavo di maschio in maschio. Sulla carta il nostro rapporto sembrava perfetto. Mi da ciò di cui ho bisogno, che si tratti di cibo, serie, dischi da ascoltare. È stabile e affettuoso, ma soprattutto vuole stare con me. Però è noioso. Quando parliamo vorrei essere altrove, da qualsiasi altra parte. Più cercavo di dargli attenzione, più era chiaro che mancava un’intesa profonda. Lui è stoico e poco emotivo, mentre io piango per gli spot delle automobili. Cerco disperatamente uno che emotivamente sia come me. Ogni giorno oscillo tra lo star bene così come siamo e la voglia di scappare urlando. Di mio tendo a fare la seconda cosa – da uomini, amici, posti di lavoro – per cui non è che sappia DAVVERO cosa voglio. Ma mi sento incredibilmente insoddisfatta. La nostra vita sessuale è davvero spenta, e da un annetto in qua mi sento più la coinquilina che la fidanzata. Io voglio che il mio compagno mi stimoli. La domanda è… oddio, non so se ho una domanda.

–First Relationship Fizzle

Non avendomi tu fatto una domanda, FRF, suppongo non ti serva una risposta. Farò invece un’osservazione: parli più volte di questo rapporto al passato. (“…è stata la mia prima relazione ‘vera’”, “…il nostro rapporto sembrava perfetto”, “…più cercavo di dargli attenzione”). Per cui è evidente che tu sappia cosa fare. Il tuo futuro ex fidanzato sembra una brava persona, FRF, e tu non vuoi farlo soffrire, il che complica la faccenda di lasciarlo. Ma se per te lui non è quello giusto, FRF, tu non sei quella giusta per lui. Ricomincia a svolazzare, e poi sai mai: un giorno potresti atterrare sul cazzo di uno che ti stimola. O magari tu non lo vuoi, né per sempre né per un po’. C’è chi è più felice a svolazzare che a posarsi.

(Traduzione di Matteo Colombo)

Savage love è una rubrica di consigli sessuali e di coppia pubblicata su The Stranger.