Una distribuzione di generi alimentari a Freetown, in Sierra Leone, dove è stato imposto un coprifuoco di 24 ore, il 27 marzo 2015, per controllare l’andamento dell’epidemia di ebola.

Come prevenire altre epidemie simili a quella dell’ebola

Una distribuzione di generi alimentari a Freetown, in Sierra Leone, dove è stato imposto un coprifuoco di 24 ore, il 27 marzo 2015, per controllare l’andamento dell’epidemia di ebola.
17 novembre 2015 11:45

Un gruppo di scienziati statunitensi ha sviluppato un modello che prevede il diffondersi delle epidemie basandosi su pochi fattori geografici e di popolazione. È stata quindi ricostruita la diffusione del virus ebola nel 2014 e 2015 in Sierra Leone. L’epidemia – che si pensa abbia avuto origine in Guinea nel dicembre del 2013 – ha raggiunto la Sierra Leone nel maggio del 2014, con un caso nella provincia orientale di Kailahun. Fino al 26 aprile 2015 erano state infettate nel paese africano 12.371 persone con 3.899 decessi. Ma i dati sull’andamento dei casi sono stati scarsi, soprattutto in alcune regioni.

Secondo il Centers for disease control and prevention, degli Stati Uniti, i casi riportati sono stati il 40 per cento del totale. Ma per fare previsioni corrette e per stabilire misure di prevenzione efficaci sono necessari dati precisi sulle persone infettate e sulla mortalità. Il modello matematico, sviluppato da Wan Yang e colleghi, si basa principalmente sul numero di nuovi casi infettati localmente rispetto ai casi di infezione contratta fuori della provincia.

Questo modello spazio temporale tollera anche gli errori nell’osservazione dei casi. Secondo lo studio pubblicato su Interface, in Sierra Leone l’epidemia è cominciata in modo indipendente in due parti del paese e i principali punti di diffusione sono state le province di Kenema e Port Loko, molto popolose e ben connesse ad altre province. I ricercatori hanno scoperto che ci sarebbe stata l’opportunità di bloccare l’epidemia, quando il virus ha impiegato un mese per diffondersi dalla provincia di Kailahun a quella di Kenema.

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