Un cucciolo di macaco a Lopburi, in Thailandia, il 30 novembre 2014. (Damir Sagolj, Reuters/Contrasto)

Le scimmie che aiutano a studiare l’autismo

Un cucciolo di macaco a Lopburi, in Thailandia, il 30 novembre 2014. (Damir Sagolj, Reuters/Contrasto)
26 gennaio 2016 13:18

Sono state modificate geneticamente alcune scimmie in modo che abbiano comportamenti di tipo autistico. A Shanghai, in Cina, un gruppo di ricercatori ha dato agli animali copie multiple del gene, chiamato Mecp2. Questo gene è stato messo in relazione con l’autismo nelle persone, poiché gli individui con copie extra possono sviluppare il disturbo.

Rispetto ai macachi normali quelli con alti livelli di Mecp2 passano meno tempo a interagire con i compagni, corrono in cerchio e sono molto ansiosi quando le persone si avvicinano. I ricercatori stanno studiando il cervello degli animali per capire quali siano i circuiti nervosi responsabili di questi comportamenti alterati. Il gene può essere trasmesso ai discendenti.

Secondo i ricercatori dell’Accademia delle scienze cinese e dell’università Fudan, queste scimmie potrebbero essere usate per studiare l’autismo e altri disturbi nelle persone. Si chiede tuttavia New Scientist: “può essere utile creare scimmie con sintomi di tipo autistico?”. I ricercatori sono in realtà divisi sull’utilità di questo tipo di studi.

“La domanda è: se crei un modello animale basato su un’anomalia genetica umana, che cosa ti dice sull’autismo in generale? Non penso che ti dica per forza qualcosa sull’autismo”, commenta David Skuse della University College London. Inoltre, anche se topi e ratti sono stati usati per studiare i geni associati all’autismo umano, i comportamenti animali scelti come segno del disturbo non sono buoni indicatori.

Per esempio, spiega Skuse, si cercano in questi animali i comportamenti ripetitivi, che però sono rari nei bambini con autismo. È controversa anche l’idea che le scimmie transgeniche permettano di studiare i circuiti nervosi dell’autismo.

“Aspettarsi di trovare un solo percorso biologico, che funzioni in modo anomalo e che porti ai sintomi autistici è, nella mia opinione, ingenuo e falso”, dice Skuse.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature.

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