La Birmania ha commesso un genocidio contro la minoranza musulmana rohingya? La Corte internazionale di giustizia (Cig) dovrà stabilirlo al termine di tre settimane di udienze, che cominciano il 12 gennaio.
In questo caso, portato dal Gambia davanti alla più alta giusidizione delle Nazioni Unite, il governo birmano è accusato di violazioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul genocidio del 1948.
Il caso è seguito con attenzione anche perché potrebbe costituire un precedente per un ricorso simile presentato dal Sudafrica contro Israele, e legato alla guerra nella Striscia di Gaza.
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Nel 2017 centinaia di migliaia di musulmani rohingya erano stati costretti alla fuga dall’intensificazione della repressione condotta dall’esercito birmano e dalle milizie buddiste, rifugiandosi nel vicino Bangladesh.
Le testimonianze raccolte riferiscono di omicidi, stupri di gruppo e incendi dolosi.
Oggi più di un milione di rohingya vivono in campi affollati e fatiscenti a Cox’s Bazar, in Bangladesh.
Il Gambia, un paese a maggioranza musulmana dell’Africa occidentale, aveva presentato ricorso contro la Birmania nel 2019.
In base alla Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, qualunque paese può adire la Cig contro un altro che ritiene abbia violato il trattato.
Nel dicembre 2019 gli avvocati del Gambia avevano presentato le prove di “omicidi insensati” e “atti di barbarie che sconvolgono la coscienza collettiva”.
L’allora premier di fatto della Birmania Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace nel 1991, era andata personalmente all’Aja per difendere il suo paese.
Aveva respinto le argomentazioni di Banjul, definendole “un quadro ingannevole e incompleto di quello che in realtà è un conflitto armato interno”.
Aung San Suu Kyi era stata poi destituita nel colpo di stato militare del 1 febbraio 2021, e si trova attualmente in detenzione.
La Birmania ha sempre sostenuto che la repressione fosse la risposta a un’insurrezione rohingya.
Nel 2020 la Cig aveva intimato alla Birmania di adottare “tutte le misure in suo potere per impedire atti contemplati dalla convenzione del 1948”.
A seguito di questa decisione, nel 2022 gli Stati Uniti avevano dichiarato ufficialmente le violenze contro i rohingya un genocidio.
La Corte penale internazionale (Cpi) sta conducendo un’inchiesta su presunti crimini contro l’umanità commessi da Min Aung Hlaing, capo della giunta militare al potere in Birmania.